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Robert McCammon

Robert McCammon

Scritto da Actarus in Data 09-01-2006 alle 05:47

In occasione della distribuzione in Italia ad opera della Gargoyle Books dello splendido Romanzo Hanno Sete: Il Bacio Oscuro (They Thirst), lo Splatter Container ha intervistato in esclusiva per voi Lettori il suo straordinario Autore, il grande Robert McCammon. Prima di immergervi in questa piacevole quanto preziosa chiaccherata, eccovi alcuni cenni sullo Scrittore.


ROBERT McCAMMON BIOGRAFIA

Nato a Birmingham nel 1952, Robert McCammon ha frequentato liceo e università in Alabama. Scoprì la passione per la scrittura al liceo, quando lesse un suo racconto durante la lezione di oratoria pubblica: gli altri studenti rimasero ipnotizzati, e McCammon cominciò la sua lunga e fortunata carriera.


Nel corso degli anni McCammon ha pubblicato 13 best-sellers e numerosi racconti brevi. Ispirato dalle storie di fantasmi e di creature mostruose che gli venivano raccontate dal nonno, oltre che dai molti film horror “divorati” da ragazzo, ha dato libero sfogo alla sua imaginazione creativa, dando vita a successi come Swan Song, Baal, Stinger, Mistery Walk e Usher’s Passing, molti dei quali usciti anche in Italia. Nel corso degli anni i romanzi di Robert McCammon sono stati autorevolmente paragonati a quelli del “periodo d’oro” di Stephen King. A McCammon si deve anche la fondazione della Horror Writers Association, che raggruppa tutti i massimi esponenti del genere horror ed assegna attualmente i prestigiosi Bram Stoker Awards.


Robert McCammon è stata una delle grandi star dell’horror tra gli anni ’80 e gli ultimi ’90; con best-sellers come Baal, Bethany’s Sin, Swan Song, Mine e Boy’s Life – per ben tre volte si aggiudica il Bram Stoker Award (in alcuni casi a pari merito con Stephen King)- conquista la fama di re dell’horror tra i più premiati di sempre. Dopo Gone South nel ’92, McCammon scompare dalla scena pubblica e diventa egli stesso un personaggio misterioso, come quelli creati dalla sua penna diabolica. Il silenzio dura per circa dieci anni fino alla pubblicazione della sua fatica più recente, Speaks the Nightbird, un grande affresco storico sull’oscuro periodo della caccia alle streghe nel 1600.


INTERVISTA

SC - Come si è avvicinato al Mondo della Letteratura e come mai, fra tutti i generi, ha scelto quello horror?


RM - Ritengo l'abbia fatto perchè mi è piaciuto da sempre leggere così tanto che ho voluto anche io provare a scrivere. Desideravo essere uno scrittore fin da quando ero bambino, sebbene pensavo che sarei diventato un giornalista. Per quanto riguarda l'horror, anche in questo caso era il genere che mi divertivo a leggere quando ero un ragazzo. Mi piacevano anche i film dell'orrore.


SC - Si ricorda dell’emozione provata quando ha notato che il suo primo racconto suscitava così tanto interesse?


RM - Si, ero emozionatissimo. In particolare ricordo quanto fui eccitato nel vedere la copertina del mio primo libro.


SC - Nei suoi romanzi la componente splatter è incredibilmente presente; in certi momenti la descrizione è così dettagliata che ci sembra davvero di vederla davanti ai nostri occhi. Questo fatto, oltre che essere merito del suo meraviglioso modo di scrivere, può essere anche la dimostrazione che un libro è in grado ancora di regalare delle emozioni forti, delle sensazioni quasi palpabili che il cinema o la tv ancora non riescono a dare?


RM - Credo che questo fatto sia dovuto al potere dell'immaginazione. Niente può essere paragonato all'immaginazione umana per quanto riguarda il riuscire a vedere nei dettagli. Spesso lo scrittore non ha bisogno di dipingere l'intero quadro per permettere al lettore di completarlo nei dettagli.


SC - Quando si finisce di leggere un libro, quando si chiudono le sue pagine, è come quando al cinema scorrono i titoli di coda di un film. Che cosa si augura che rimanga impresso del suo lavoro nella mente dello spettatore, quindi dei suoi lettori?


RM - Suppongo di aver provato diverse strade per raggiungere questo scopo. A volte queste hanno funzionato, a volte no, ma ho sempre desiderato continuare a provarci.


SC - Le è mai capitato, mentre finisce di scrivere un capitolo o una parte della storia di un suo romanzo, di dire:”Hey questo pezzo mi è venuto proprio bene!!!”?


RM - Si ma non spesso. Sono il mio critico più severo. Sono capace di riscrivere una singola pagina venti o più volte prima di esserne pienamente soddisfatto. Stessa cosa quando guardo indietro nei miei lavori. Posso leggerli a stento perchè penso che quello che ho realizzato l'avrei potuto fare meglio.


SC - Nel romanzo Hanno Sete notiamo come lei descriva quasi alla perfezione le piccole bande giovanili e i loro scontri nei sobborghi della metropoli. Una meticolosa analisi di questo spiacevole disagio sociale oppure c’è qualcosa che in qualche modo l’ha legata a questo fenomeno?


RM - Ricerca. Sono andato a Los Angeles e ho visto alcuni interessanti spaccati di questa città. Ho anche intervistato diverse persone.


SC - Il Male che si diffonde come una vera e propria piaga, un’epidemia che lentamente contagia intere metropoli e che minaccia l’intera umanità. Il vampirismo visto quasi come un feroce virus impossibile da debellare, più che come una nuova razza di esseri viventi. C’è qualche riferimento alla nostra società attuale fra le pagine di Hanno Sete? Una sorta di metafora sociale vista attraverso la mostruosità dei Vampiri?


RM - Assolutamente si. Ogni cosa deve avere una rilevanza sociale o deve essere un'immagine della società, per come la vedo io. Se così non fosse stato, penso che ciò non avrebbe avuto nessun interesse per me.


SC - Un piccolo gruppo di uomini contro un’intera legione di Vampiri. Una partita che sembra già persa in partenza, soprattutto analizzando questo team di umani che si contrappone ai succhiasangue, tutte persone con un passato di dolore alle spalle, tutte persone in apparenza fragili. Come mai questa scelta di affidare a loro le sorti del Mondo?


RM - Le persone sono persone, nel bene o nel male. La maggior parte della gente non chiede per quale motivo arrivi il loro turno ed il modo in cui essi hanno a che fare con il bene o con il male nelle loro vite è ciò che rende la stessa esistenza una lotta affascinante e meritevole di essere vissuta.


SC - La scelta di ambientare la vicenda a Los Angeles è stata del tutto casuale oppure c’è un motivo particolare?


RM - Si, il motivo è dovuto alle sue immense dimensioni ed al fatto che esistano al suo interno così tante culture e comunità diverse.


SC - Ma a lei, Mister McCammon, che cosa fa davvero paura?


RM - Una mente chiusa. Sia averne una e sia poter avere a che fare con una persona che ce l'ha.


SC - Lei è stato uno dei Fondatori della Horror Writers Association. Quali sono state le principali motivazioni che hanno determinato la sua nascita?


RM - Gli scrittori horror desideravano da tanto una comunità. Ho pensato e sperato che la HWA avrebbe potuto riunire i vari scrittori. Ciò è accaduto? Non lo so. La parte relativa agli Awards riscuote molto successo, suppongo, ma questa è davvero una comunità?


SC - Lei ha la fama di essere un personaggio riservato, misterioso, quasi come uno dei protagonisti dei suoi romanzi. Si riconosce in questo profilo personale?


RM - Si ed è una cosa che mi piace. Ho avuto i miei sette minuti di celebrità e sono durati 6 minuti di troppo. Mi piace la mia vita solitaria ed essere un perfetto sconosciuto.


SC - Dopo Gone South nel ’92, c’è stato un lungo silenzio da parte sua. Poi finalmente il suo grande ritorno, avvenuto con Speaks the Nightbird. Come mai questa pausa durata così tanti anni?


RM - Problemi personali e professionali, troppo contorto da spiegare qui. Volevo dirigermi verso una nuova strada nel mio lavoro e a volte per fare questo hai bisogno di cambiare pelle. Un processo davvero molto doloroso, ma una cosa che mi auguro potrà portarmi alla fine una soddisfazione non necessariamente economica ma legata al fatto di poter essere libero di poter scrivere ciò che voglio.


SC - Pensa che Speaks the Nightbird potrà essere distribuito anche in Italia?


RM - Mi auguro di si. Suppongo che a questo potrà rispondere qualche editore.


SC - C’è già qualche nuovo incubo per un nuovo romanzo nella mente di Robert McCammon?


RM - Certo che si. Il nuovo romanzo che avrà come protagonista Matthew Corbett, l'eroe di Speaks The Nightbird, dovrà essere concluso per il compleanno di mia figlia, nel mese di Maggio.


SC - Grazie per averci concesso questa intervista Mister. McCammon.


RM - Grazie a voi per avermelo chiesto.


 

ENGLISH TRANSLATION


ROBERT McCAMMON INTERVIEW

SC - How did you come close to literature and why, amongst all genres, did you choose horror?


RM - I think because I've always enjoyed reading so much that I wanted to try writing. I wanted to be a writer even when I was a little boy, though I thought I'd become a journalist. As far as the "horror" genre is concerned, again this is what I enjoyed reading when I was a kid. I also really enjoyed horror movies.


SC - Do you remember your emotions when you noticed your first tale had so much interest?


RM - Yes, I was thrilled. Especially excited when I saw my first book cover.


SC - In your novels, the splatter element is incredibly present; at certain moments the description is so detailed that we almost feel like it's in front of our eyes. Can this be the proof that a book is still able to give emotions that cinema or tv can not?


RM - I think this is because of the power of the imagination. Nothing can compare to the human imagination in terms of seeing "detail". Often the writer doesn't have to paint a full picture for the reader to fill in the details.


SC - When a book is read, when the pages are shut, it's like a movie's ending titles. Of your work, what do you wish to remain impressed in your readers' mind?


RM - I suppose that I tried to do some different things. Some worked and some didn't, but I always wanted to keep trying.


SC - Have you ever said, while finishing up a chapter or a part of your novel's story, ``hey, I did this part really good!''?


RM - Yes, but infrequently. I am my own most severe critic. I can do a single page twenty or more times before I'm satisfied with it. Even then when I look back on my work I can hardly read it because I think of what I should've done to make it better.


SC - In the novel They Thirst (Hanno Sete), you describe perfectly the young gangs and their battles in the suburbs of the city. A meticulous analysis of this unpleasant social hardship or there is something that binds you to this phenomenon?


RM - Research. I went to Los Angeles and saw some interesting slices of that city. Also interviewing people.


SC - Evil that spreads like a plague, an epidemic which slowly infects whole cities and menaces the entire humanity. Vampirism seen almost like a ferocius virus, impossible to eliminate, rather than a new race of living creatures. Is there any reference to today's society in the pages of They Thirst? A sort of social metaphor seen with vampires' monstruosity?


RM - Absolutely. Anything on this scale has to have social relevance or be an "image" of society, as least as I see it. If it didn't have some social relevance, I think it wouldn't have held such interest for me.


SC - A small group of humans against a whole legion of Vampires. A game that seems lost at the beginning, especially analyzing this human team that goes against the blood-sucking, people with a painful past, people with a fragile appearance. Can you explain the choice to entrust them with the destiny of the world?


RM - People are people, for good or bad. Most people don't ask for what comes their way, and how they deal with good or evil in their lives is what makes life itself a fascinating and worthwhile struggle.


SC - The choice of placing the story in Los Angeles, was it accidental or there is a particular reason?


RM - Yes, because of its massive size and because there are so many different
cultures and communities there.


SC - And you, what do you really fear, Mr. McCammon?


RM - A closed mind. Either having one or having to deal with someone who has one.


SC - You have been one of Horror Writers Association's founders. What are the main reasons that brought HWA to life?


RM - Horror writers have long needed a community. I thought and hoped HWA could bring writers together. Has it succeeded? I don't know. The awards part is successful, I guess, but is it a real community?


SC - You have the fame of being a reserved, mysterious character, just like one of your novels' protagonists. Do you recognize yourself in this personal profile?


RM - Yes, and I like it that way. I've had my seven minutes of fame and it was six minutes too long. I like my solitary life and being unknown.


SC - After Gone South in '92, there has been a long silence from you. That finally your great return, with Speaks the Nightbird. How come a so long pause?


RM - Personal and professional issues, too convoluted to go into here. I wanted to go in a new direction in my work, and sometimes to do that you have to shed an old skin. A very painful process, but one that I hope will be eventually rewarding--not necessarily financially, but in terms of being "free" to write what I want.


SC - Do you think that Speaks the Nightbird could be distributed in Italy?


RM - I hope so. I guess this is for some publisher to answer.


SC - Is there already some new nightmare for a new novel in Robert McCammon's mind?

RM - Sure. The new novel featuring Matthew Corbett, who was the hero of Speaks The Nightbird, needs to be finished by my daughter's birthday in May.


SC - Thanks for allowing us to interview you, Mister McCammon.


RM - Thanks for asking.




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