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Nato a Roma nel 1931, è stato per il nostro cinema l'ennesimo esempio di regista "tuttofare", sulla scia dei più famosi Fulci, D'Amato e Lenzi. Entrato come molti nel mondo del cinema dalla porta di servizio, negli anni 50 si arrangia in diversi ruoli (assistente, montatore, documentarista, collaboratore, ecc.) e segue una lunga gavetta prima di passare alla regia nel 1970 con la sua opera prima Armida, il Dramma di una Sposa, film in cui applica la sua firma e poco altro. La prima parte della sua carriera è dedicata principalmente alle produzioni di mondo-movies di natura erotica, insieme ad un altro regista romano che di nome fa Joe D'Amato. Dalla loro collaborazione nascono titoli quali Notti Porno nel Mondo, Emanuelle e le Porno Notti e Sesso Perverso, Mondo Violento, dove la maggior parte delle sequenze furono girate a Roma e dintorni, come ha confessato in più occasioni lo stesso regista. Tra le sue collaborazioni più note, non si possono dimenticare quelle con Sergio Sollima, Riccardo Freda, il già citato Aristide Massaccesi e Jess Franco. Col regista iberico ha intrattenuto un proficuo rapporto di lavoro che lo ha portato alla realizzazione delle versioni italiane di molti suoi film. Ha curato le versioni cinematografiche per il nostro paese della serie televisiva fantascientifica di Gerry e Silvia Anderson U.F.O., dalla quale ha ricavato ben cinque lungometraggi editati dalla Avofilm e con un discreto successo di vendita.
Mattei si dedicherà a svariati generi, ma sempre con un'impronta marcata sulla violenza e lo shock visivo. Lo dimostrano i suoi primi esperimenti col nazi-erotico KZ9 Lager di Sterminio, un film dove punta molto sulla depravazione della storia più che ad una sceneggiatura curata. E a proposito di sceneggiature: a partire dal 1980 e per tutto il decennio si avvale della partecipazione alla stesura dei copioni di un giovane regista e sceneggiatore romano, Claudio Fragasso, con cui ha condiviso onori (ed oneri) in quasi tutte le pellicole girate nel periodo. Entrambi cullavano il sogno di creare una piccola casa indipendente sullo stile di Roger Corman, ma l'idea naufragò dopo il progetto (incompiuto) de I Racconti del Dottor Incubus, la risposta italiana a I Racconti della Cripta. Come accaduto per Joe D'Amato, il nome di Mattei compare in numerose pellicole soft-core girate soprattutto negli anni 80, un genere "salvagente" per molti registi che ha consentito di sopravvivere e raggranellare denaro sufficiente per portare sul grande schermo film più impegnativi. Tra i titoli più famosi vale la pena ricordare Cicciolina, Amore Mio, Desideri e Sexual Aberration (Libidomania). Molti sono stati gli pseudonimi adottati da Mattei, ma quello con cui è più conosciuto tra gli appassionati del cinema è Vincent Dawn, sulla cui origine non è dato sapere molto. Ma è con lo pseudonimo di Stefan Oblovski che nel 1980 si cimenta col suo primo vero lungometraggio horror, ossia L'Altro Inferno. In un convento accadono strani episodi ed alcune suore muoiono misteriosamente. Ciò che sconcerta è la madre superiora che sembra essere a conoscenza di qualche segreto. Dopo la morte del prelato che ha tentato di esorcizzare il convento, arriva un giovane parroco che cerca di indagare su quello che sta succedendo tra le mura del convento.
Un evidente riferimento agli autentici fatti avvenuti nel monastero francese di Loudoun un paio di secoli fa, quando le locali suore diedero in escandescenze come indemoniate; la colpa ricadde sulle spalle di un giovane prete appena giunto e reo solamente di essere di bell'aspetto. Grazie a questa storia, Mattei realizza questa pellicola che ai più farà storcere il naso, ma tutto sommato è una produzione che si difende con onore nella filmografia del regista romano. La sceneggiatura, pur con varie lacune, regge e qualche effetto speciale indovinato rendono il film quantomeno interessante. Curiosamente va segnalato che il film fu girato in contemporanea a La Vera Storia Della Monaca di Monza, altra pellicola di Mattei firmata Oblovski; sfruttava lo stesso set e gran parte del cast artistico, nel rispetto del principio edonistico "produci il massimo con il minimo sforzo". Solo gli attori protagonisti erano differenti: Franca Stoppi e Carlo De Mejo sostituirono Zora Kerowa e Mario Cutini. Lo stesso anno apre i battenti allo zombi-movie, che in quel periodo viveva il suo massimo fulgore: Virus (L'Inferno dei Morti Viventi) è il parto tra l'unione delle menti di Mattei e Fragasso. In una centrale nucleare uno strano incidente mette in crisi l'organico e generando scompiglio tra la popolazione a causa di una fuga radioattiva. Un reparto scelto di militari viene inviato in Nuova Guinea, paese che ospita la fabbrica, per capire cosa è successo. Presto si renderanno conto che il contagio si è diffuso a macchia d'olio, trasformando le persone in famelici zombi. Ma il peggio dovrà ancora venire… Storia ambientata in un paese tropicale, ma girato in realtà nei pressi di Barcellona in una fabbrica locale ormai dismessa. Un titolo che, a dirla tutta, non aggiunge nulla al genere zombesco; l'unica attrattiva sono gli effetti speciali davvero scioccanti, in quanto a tutto il resto l'interpretazione ed i dialoghi sono da soap opera. In realtà lo stesso Mattei non era contento del risultato ottenuto; insieme a Fragasso avevano modificato la parte iniziale della sceneggiatura, ma inutilmente dato il rifiuto della produzione a concedere altri soldi ed ulteriore tempo per completare la storia. Da sottolineare la presenza nella colonna sonora di alcuni brani dei Goblin presi a prestito da diversi altri film, quali Zombi di Romero e Buio Omega di D'Amato.
Nel 1984 è la volta di Rats: Notte di Terrore, un fantascientifico post-atomico a tinte splatter. In una Terra sconvolta dalla catastrofe atomica, una banda di motociclisti la fa da padrone fino a quando, prendendo possesso di un edificio, si accorgono della presenza di famelici topi mutanti. La battaglia non sarà facile, ma verranno aiutati da alcuni abitanti del sottosuolo… Avranno la sgradita sorpresa di conoscere chi (o cosa) abitava nei sotterranei.
Arriviamo al 1988 ed al controverso Zombi 3; infatti il titolo in questione doveva essere, in tutto e per tutto, un lavoro di Fulci, ma a causa di dissidi sulla sceneggiatura, la produzione decise di affidare a Mattei la regia per il completamento della pellicola. In una base militare americana di stanza nelle Filippine, vengono rubate delle fiale di un potente batterio che induce alla follia e ad un'insana voglia di carne umana. Naturalmente le provette si rompono e contagiano chiunque ne venga a contatto. L'esercito entra in azione per eliminare tutti i mutanti...e non solo quelli: alcune persone sono riuscite a salvarsi, ma dovranno fare i conti con i soldati che non risparmiano niente e nessuno…
Coadiuvato dal solito Fragasso alla sceneggiatura, Zombi 3 risente inevitabilmente dei troppi passaggi di mano: la confusione generale nella sceneggiatura e nei dialoghi è evidente. Resta un buon uso dello splatter, anche se in alcuni casi risulta raffazzonato, ed un buon ritmo dell'azione. Su tutto il resto è meglio sorvolare… Dopo un periodo trascorso a girare pellicole action-rambesche e tardo-western (da segnalare Bianco Apache e Scalps, non fosse altro per l'efferatezza di alcune sequenze), nel 1989 firma la regia di Terminator 2 (Shocking Dark). Venezia è divenuta una città desolata a causa dell'elevato tasso d'inquinamento. Nei suoi sotterranei avvengono misteriosi esperimenti biogenetici: una multinazionale ha creato dei mostri mutanti. Un gruppo di militari è stato inviato sul posto per combatterli. Il titolo ovviamente è solo una scusa per attrarre pubblico in sala, perché col film di Cameron non ha nulla a che spartire. In realtà c'è ben poco da ricordare, se non l'equivocabile titolo. Neppure le scene splatter risollevano le sorti dal piattume generale e dall'impossibilità di trovare qualche elemento di spunto. Una curiosità: gli interni furono girati completamente nella centrale nucleare di Latina, poco dopo l'uscita sulla legge che aboliva il nucleare nel nostro paese. Trascorre qualche anno tra svariate produzioni erotiche e torna nel 1993 con un thriller di stampo seventies: Occhi Senza Volto, conosciuto anche col titolo Gli Occhi Dentro. Un serial killer si accanisce crudelmente su alcune baby sitters, uccidendole e prelevandone gli occhi. Depositerà questi macabri trofei alla porta di una giovane fumettista (interpretata dalla sexy Monica Carpanese), autrice di un personaggio che rammenta da vicino le "imprese" dell'assassino. In pratica ha a che fare con un imitatore. Si tratta del primo vero approccio al cinema thriller di Mattei, che in questo caso decide di utilizzare lo pseudonimo di Herik Montgomery. Il prodotto è uno dei suoi meglio riusciti, dove unisce la suspance ad un certo stile pur rimanendo un titolo dal basso costo e rivolto ad un'utenza di appassionati. Non si può gridare al miracolo, in quanto siamo abbastanza lontani dall'originalità, ma in un periodo scarsamente prolifico per il cinema di genere anche il film di Mattei riesce a non sfigurare. Da segnalare un omonimo titolo uscito nel ’59 e diretto dal francese Georges Franju, di cui però non è il remake.
Lo stesso anno gira un altro giallo, stavolta con forti connotazioni di stampo erotico tanto in voga intorno alla metà degli anni 80 (Sotto il Vestito Niente, Le Foto di Gioia, Caramelle da uno Sconosciuto), intitolato Attrazione Perversa. Uno studente universitario scopre che il padre, un famoso regista di film di serie B, abusava sessualmente della sorella. La ragazza lo convince a vendicarsi per lavare l'onta che ha macchiato l'onore della famiglia. Una storia che non procura particolari emozioni, da segnalare unicamente per la presenza della bella Monica Seller (alias Monica Carpanese), già presente in Occhi Senza Volto, e del veterano del cinema di genere David Warbeck in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche. La pellicola risulta ad oggi ancora inedita sul mercato italiano, reperibile unicamente all'estero. L'anno successivo dirige in contemporanea altri due gialli per il produttore Ninì Grassia e destinati al mercato straniero. Il primo è Legittima Vendetta, dove sotto il suo più famoso pseudonimo Vincent Dawn racconta la storia di una coppia che coinvolge un'ingenua ragazza in un giro di diamanti rubati. Il secondo è Omicidio al Telefono, dove col nomignolo di Frank Klox narra la vicenda di un killer mascherato da clown che violenta ed uccide alcune ragazze che lavorano per una chat line erotica. In entrambi i casi il giallo è solo una scusa per mettere in evidenza le generose grazie delle attrici protagoniste, mentre viene completamente a mancare una sceneggiatura coerente ed un'interpretazione accettabile. Lo stesso Mattei pare non sia molto soddisfatto dell'esito finale ed abbia girato le due pellicole solo su pressione della produzione.
Due anni dopo realizza il suo personale monster-movie
con squali come protagonisti, un genere che dalla metà degli anni
90 sembra risorto dall'oblio. Saltiamo direttamente al 2003, anno in cui torna a girare pellicole come se piovesse: saranno la bellezza di tre! I primi due della serie riprenderanno l'argomento cannibalico, interrotto da ormai parecchio tempo nel nostro paese. Si trasferisce nelle Filippine, terra di "conquista" per registi italiani, con una piccola troupe di attori e tecnici e confeziona due titoli al prezzo di uno, nella più classica tradizione tricolore che prevede di sfruttare al meglio risorse umane e materiali a disposizione. Il primo di questi film s'intitola Nella Terra dei Cannibali (Land of Death). L'ambientazione è la classica giungla amazzonica, dove alcuni esploratori con a capo Sara (figlia di un senatore americano) cadranno tra le grinfie di alcuni nativi dediti all'antropofagia. Un gruppo di mercenari, con la collaborazione di soldati locali, verrà inviato per cercare qualche traccia dei superstiti. Ma le insidie della natura sono davvero molte e le sorprese (spiacevoli) dietro ogni angolo.
Film girato in digitale (come i successivi), Mattei tenta di rinvigorire un genere ormai fermo da una ventina d'anni nel nostro paese, ma con idee ridotte al minimo, riciclando soggetti e sceneggiature di registi del passato (principalmente Deodato e Lenzi). In questo caso la storia riprende in gran parte, soprattutto nel finale, il film di Umberto Lenzi Mangiati Vivi!, dove Paola Senatore stenta a ritrovare la strada della civiltà che ha lasciato alle sue spalle. Gli effetti speciali, seppur molto artigianali, non mancheranno di divertire gli appassionati delle emozioni forti, ma sarà l'unico punto a favore del prodotto di Mattei. Il secondo titolo in questione è Mondo Cannibale, una storia che ricalca per filo e per segno il ben più famoso Cannibal Holocaust” di Ruggero Deodato. Una televisione vede il proprio indice d'ascolto in netto calo. Una giornalista rampante trova l'idea di cercare tribù antropofagiche, riprenderne le abitudini e riproporle al pubblico televisivo per incentivare l'interesse dello spettatore. Si reca in Amazzonia con una troupe, ma si rende presto conto che bisognerà modificare qualcosa per rendere appetibile il loro reportage… Come accennato, il film di Deodato è stato la maggior fonte d'ispirazione per la realizzazione di Mondo Cannibale. Sembra davvero che Mattei abbia vissuto la trama sulla propria pelle, tanti sono i riferimenti-omaggio a Cannibal Holocaust. Forse troppi, dato che la storia risulta impersonale, oltre ad apparire una fastidiosa soap opera a causa dei dialoghi insulsi. Girato direttamente in digitale, presenta splatter a profusione, anche se non eccessivamente ricercato; quindi poco altro da segnalare su questo lavoro, che non aggiunge assolutamente nulla a quanto già proposto in passato. Tenta in seguito di riportare a galla il concetto di "snuff" e lo fa tingendo di falso erotismo il suo Snuff Killer: La Morte in Diretta. La storia vede una madre alla ricerca della giovane figlia, scomparsa misteriosamente. Scoprirà che è entrata in un giro di film snuff, dove vittime ignare vengono torturate, gestito da persone medio borghesi per soddisfare il mercato di voyeuristi.
Altro titolo girato in digitale direttamente per il mercato home video ed altro prodotto di poco spessore. Mostrare qualche corpo nudo (per quanto gradevole) non basta a saziare la fame dei fans del film di genere. La povertà di idee e di budget non consente a Mattei di mettere in piedi una storia convincente, con attori meno deficitari dal punto di vista recitativo. L'idea stessa con cui ha sviluppato la sceneggiatura (per altro inconcludente) è figlia di titoli ben più importanti nel panorama cinematografico sul genere snuff (Hardcore e 8 mm su tutti ). Nel 2004 trova ancora il tempo e la forza di dirigere un horror che strizza l'occhio ai vecchi classici della Universal, ed in particolar modo La Mummia, intitolandolo La Tomba. Un sacerdote, insieme ad una strega, tenta di riportare in vita un'antica divinità Maya, sacrificando giovani fanciulle, ma le truppe del re interrompono quello scempio. Secoli dopo alcuni archeologi si recano nella stessa zona per alcuni scavi, ma la loro guida viene misteriosamente uccisa. Inizia in questo modo il calvario degli studiosi, che dovranno subire le maledizioni del popolo Maya. Il film soffre, come gran parte della fimografia matteiana, di scarsa cura nei particolari, anche se non è un film completamente da dimenticare. Qualche discreto effetto, seppur artigianale, ed una storia tutto sommato credibile (per lo meno le tradizioni Maya non sono una consuetudine nel cinema horror) rende La Tomba un film accettabile, pur con tutte le riserve del caso. Bruno Mattei è rimasto fino alla fine dei suoi
giorni (è deceduto nel maggio del 2007 dopo una lunga malattia)
uno degli ultimi e testardi alfieri di un cinema che da anni raccoglie
pochi frutti, anche se ultimamente qualche timido segnale di ripresa sembra
esserci. I suoi tentativi di rinverdirlo hanno quasi del commovente, anche
se ammette di aver portato avanti la sua carriera di regista come un divertimento
senza prenderla troppo sul serio. Lo dimostrano anche gli ultimi due recenti
lavori che stanno per uscire direttamente in home video, vale a dire L'Isola
dei Morti Viventi e Anime Perse. I titoli lasciano pochi
dubbi sulla volontà del regista di omaggiare il vecchio cinema
di genere: il primo è un classico zombi-movie con molti riferimenti
fulciani, mentre il secondo riporta in auge il sottogenere w.i.p. (women
in prison) abbastanza in voga tra la fine dei 70 e l'inizio degli 80 e
ricco di elementi violenti, oltre che un alto tasso di erotismo. Siamo
pronti a scommettere che Mattei non si fermerà qui e proseguirà
il suo lavoro di recupero ancora per qualche anno. Filmografia horror/thriller 1980 – L'Altro Inferno
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