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ANTONIO MARGHERITI (1930 – 2002)

Con Lenzi, Fulci e D'Amato, Antonio Margheriti completa l’ipotetico poker dei registi più prolifici e longevi del nostro cinema. La sua attività copre un arco di tempo che va dal 1960, anno del suo esordio dietro la macchina da presa, fino al 1990, quando girò la sua ultima fatica cinematografica e si ritirò dalle scene. In questi 30 anni si è cimentato nei generi più disparati, iniziando con l’avventura e la fantascienza, passando dal western (ha lavorato al fianco di Sergio Leone in Giù la Testa!) attraverso il giallo, il thriller e l’horror e terminando la sua attività ancora con l’avventuroso (il genere che più lo ha coinvolto). Nato a Roma nel 1930, entrò nel mondo del cinema giovanissimo e quasi per caso come effettista speciale in un film di Goffredo Lombardo (l’argomento era il terremoto di Messina avvenuto agli inizi del 900), un progetto che non vedrà mai la luce nelle sale. Il nomignolo con cui è maggiormente conosciuto è Anthony M. Dawson, scelto appositamente per entrare nel mercato americano con un nome che ricordasse la provenienza anglosassone (secondo gli assurdi dettami dell’epoca); inizialmente aveva pensato di tradurre il suo nome Margheriti nell’omologo inglese Daisies, ma suonava troppo ridicolo alle orecchie di un americano. Ironia della sorte, sarà con tale nome che firmerà il suo primo film (il fantascientifico Space Men, girato nel 1960), iniziando solo successivamente come Dawson una lunga galoppata che lo condurrà ad attraversare tre decadi di produzioni e collaborazioni spesso fruttifere.

Alcune immagini del regista

Merita un piccolo accenno il suo periodo fantascientifico, durante il quale girò (oltre al già citato Space Men) titoli come Il Pianeta Degli Uomini Spenti (1961), Il Pianeta Errante, I Criminali Della Galassia, I Diafanoidi Vengono da Marte, La Morte Viene Dal Pianeta Aytin, il tutto nell’anno di grazia 1965! E non possiamo dimenticare le sue collaborazioni in altre pellicole sul genere, come ad esempio 4...3...2...1...Morte! di Primo Zeglio o l’interessante L'Umanoide di Aldo Lado. L'importanza di questo periodo è dovuta soprattutto ad alcune somiglianze riscontrate in seguito in film più acclamati; pare infatti che una scena (e non sarà l’unica) tratta da I Criminali Della Galassia, abbia particolarmente ispirato Stanley Kubrick ed in seguito inserita nel suo notevole Shining (per la cronaca, si tratta dell’ondata di sangue che si riversa in un corridoio dell’albergo); stessa scelta messa in atto da Paul Anderson, che ha ripreso la medesima sequenza inserendola nel suo fanta-orrorifico Punto di Non Ritorno. Grazie al suo innato talento espresso nei succitati film, Kubrick decide di contattare Margheriti ed offrirgli il ruolo di effettista speciale nel suo 2001 Odissea Nello Spazio, ma i troppi impegni assunti dal regista romano hanno impedito una clamorosa collaborazione tra i due.

Alcune locandine del film I Criminali Della Galassia

Altro genere che lo vide particolarmente attivo è stato l’avventuroso; già negli anni 60 firmò alcuni lavori sul genere peplum (pellicole storiche ambientate all’epoca dei cesari romani), come I Giganti di Roma e Ursus, il Terrore dei Kirghisi. Ma è con l’avvento degli anni 80 e l’uscita di importanti film quali Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta e All'Inseguimento Della Pietra Verde, che Margheriti sottolineerà questa sua passione: è il periodo di Fuga Dall’Arcipelago Maledetto, I Cacciatori Del Cobra d’Oro, I Sopravvissuti Della Città Morta, La Leggenda Del Rubino Malese, ma soprattutto è il momento di un titolo che lo ha reso piuttosto popolare a livello internazionale, Indio (1989), che vede la partecipazione di Francesco Quinn (figlio del più famoso Anthony) e dell’ex campione mondiale di pugilato Marvin Hagler. Si tratta di un avventuroso a sfondo ecologico, dove una multinazionale intende sfruttare economicamente una vasta area della giungla amazzonica; ci penserà un indio locale a mettere il bastone tra le ruote della "macchina della civiltà" che avanza inesorabilmente. Riscontrato il buon successo, Margheriti girerà l’inevitabile sequel l’anno successivo, senza aggiungere nulla di nuovo al precedente capitolo. Gli anni 60 erano un periodo estremamente prolifico, dove era capace di filmare 5/6 pellicole all’anno con budget ridottissimi e nel giro di qualche settimana. Ciò nonostante divertiva le platee americane ed europee, in barba alle megaproduzioni miliardarie. Nei primi anni 70, grazie all’incontro con il re della "pop art", Andy Warhol, nasce un’interessante collaborazione tra Margheriti ed il regista Paul Morrissey (pupillo di Warhol). Da questo "matrimonio" nascono due film diventati un culto negli anni a seguire: Il Mostro è in Tavola, Barone Frankenstein e Dracula Cerca Sangue di Vergine...e Morì di Sete!. Pare che il suo apporto non si limitasse alla supervisione, come da accordi iniziali, ma sia passato dietro la macchina da presa per aggiungere diverse scene che ne consentissero il completamento.

Alcune immagini e la locandina de I Sopravvissuti della Città Morta

Il primo approccio con il cinema di paura avviene nel 1964, con la direzione di Danza Macabra, in pieno clima gotico. Narra di una scommessa tra un giornalista e lo scrittore Edgar Allan Poe: per la cifra di 100 sterline, il primo deve trascorrere la notte in un castello, a detta dei superstiziosi, iellato. Tra queste mura sarà spettatore di apparizioni costrette da una maledizione a rivivere gli ultimi istanti della loro esistenza. Ghost-story dal sapore gotico, dove Margheriti scomoda addirittura una leggenda della letteratura come Poe. Il risultato finale è tra i migliori in assoluto del regista, in grado di disinserire un confine preciso tra realtà e fantasia, illusione e concretezza e cercando di sovvertire i canoni di un finale fin troppo deduttivo. Inoltre risulta piuttosto provocante grazie alla presenza di una protagonista come Barbara Steele, sensuale e seducente, che ammalia uomini e donne; affronta un delicato e, per il periodo, molto audace argomento come il sesso saffico, rifacendosi in un certo qual modo alle situazioni morbose della vampira "Carmilla", creata dalla penna di Sheridan Le Fanu. Un lavoro sottostimato che solo in anni recenti è stato rivalutato per lo spessore di opera degna di rispetto. Nello stesso anno filma La Vergine di Norimberga. Mary e Max, coniugi americani, si recano nel castello che appartiene alla famiglia del marito e sito sulle rive del Reno. Mary si trova fin dal suo arrivo di fronte a delle angoscianti immagini: scopre delle donne rinchiuse in bare con degli spuntoni fissati dalla parte del coperchio (le "vergini di Norimberga" appunto), un antico strumento di tortura utilizzato nel medioevo. La donna inizia a sospettare del marito, quando anche alcuni inservienti scompaiono misteriosamente. Ma la verità è nascosta in un altro e ben più allucinante segreto. Un progetto forse meno riuscito rispetto al contemporaneo Danza Macabra, con un Christopher Lee nei panni che più gli si addicono. Un altro mix in cui generi diversi si fondono: si passa dall’ambientazione prettamente gotica, al giallo della sceneggiatura che vede protagonista il misterioso killer. Alla fine risulta un prodotto che si lascia guardare senza annoiare, il che può essere definito un buon pregio.

Alcune immagini e la locandina di Danza Macabra

L'anno successivo, tra un fantascientifico e l’altro, trova il tempo di girare I Lunghi Capelli Della Morte. Kurt è un nobile responsabile di aver fatto bruciare sul rogo Adele, una donna accusata ingiustamente della morte di un uomo. La figlia di Adele (Elisabeth) viene cresciuta al castello e costretta a sposare Kurt, quando un giorno si presenta una donna che dice di chiamarsi Mary. L'uomo perde la testa per la nuova venuta ed insieme architettano di far sparire la moglie Elisabeth. Ma i piani del nobile devono subire un drastico ridimensionamento, quando l’identità di Mary sarà svelata. Un compendio di tutte le caratteristiche care al cinema horror del periodo: atmosfere gotiche, protagonisti sadici, spettri e micidiali macchinazioni rendono la pellicola un ottimo esercizio di stile per un ispirato Margheriti. Pur mancando l’elemento sessuale, riesce a raccogliere in questo film le componenti essenziali del suo modo di intendere il cinema. Da segnalare ancora la presenza della sempre conturbante e bravissima Barbara Steele, un’icona del cinema horror anni 60 ed attrice feticcio del maestro del gotico Mario Bava. Nel 1968 firma la regia di Nude...si Muore. Questa volta l’ambientazione è un severo collegio femminile, dove l’arrivo dell’austera insegnante signorina Clay (donna dalla disciplina ferrea) getta nello sconforto la giovane Lucy. La ragazza vorrebbe abbandonare la scuola per fuggire con l’amante (il maestro d’equitazione), ma una serie di misteriosi delitti la coinvolgeranno oltre ogni modo: due studentesse, un giardiniere e la stessa signorina Clay vengono brutalmente assassinati! Ma l’obiettivo del killer è Lucy. Un’altra opera di Margheriti degna di attenzione, dove non mancano gli elementi cari al regista romano. Un particolare curioso: pare che la sceneggiatura fosse stata proposta a Mario Bava, il quale ha declinato l’offerta a causa di concomitanti impegni (stava completando il suo Diabolik). L'anno successivo è la volta di uno dei suoi più riusciti film di paura: Contronatura (The Unnaturals). Archibald eredita i beni appartenuti ad un defunto cugino; insieme a quattro ospiti si reca sul posto, ma lungo la strada l’auto s’impantana a causa della forte pioggia. Trovano riparo in uno chalet dove i proprietari stanno effettuando una seduta spiritica; vengono invitati a parteciparvi, ma il coinvolgimento non sarà casuale: dallo stato di trance della medium si evidenzieranno i rimorsi e le colpe dei partecipanti! Ognuno di loro si è macchiato di peccati ignobili, dissepelliti dalle capacità occulte della donna. Da molti definito il canto del cigno del cinema gotico, rimane un film davvero con i fiocchi, con una regia indovinata, una colonna sonora dalle atmosfere plumbee ed alcuni elementi della sceneggiatura che rimandano a maestri del giallo anglosassone. Una curiosità: la scena finale (una marea di fango che invade lo chalet) pare sia stata ulteriore fonte d’ispirazione per il già citato Stanley Kubrick, che a quanto pare si è lasciato coinvolgere emotivamente da alcune sequenze margheritiane.

Alcune locandine ed un'immagine de I Lunghi Capelli Della Morte

Nel 1971 vede la luce Nella Stretta Morsa Del Ragno, in pratica una sorta di remake di Danza Macabra. Un giornalista incontra nella Londra vittoriana lo scrittore Poe, al quale manifesta il suo scetticismo in merito alla genuinità dei suoi racconti. Lo scrittore lo invita a trascorrere una notte nel suo castello, dal quale si ventila che nessuno sia mai uscito vivo. Durante il soggiorno, il giornalista avrà modo di incontrare diversi "ospiti" del maniero, che racconteranno gli episodi che li hanno condotti alla morte. Si renderà presto conto che si tratta di vampiri e che lui è la portata principale del banchetto! Questo film è stato voluto dalla produzione, convinta che una riedizione a colori e con attori di buona fama (Klaus Kinski nel ruolo di Poe) avrebbero garantito ottimi incassi al botteghino. Forse il successo non è stato quello sperato, ma tutto sommato critica e pubblico hanno ben accolto questa operazione di restauro di un classico della cinematografia gotico-orrorifica. È evidente la voglia di Margheriti di concentrare l’attenzione sull’angosciante e morboso rapporto tra i vari protagonisti e sulle sensazioni di paura piuttosto che sulle immagini scioccanti, anche se qualche accenno splatter non manca (in quegli anni la censura diventava più "morbida" nei confronti delle pellicole horror/thriller). Due anni dopo è la volta di La Morte Negli Occhi Del Gatto, nel quale ci troviamo nel castello appartenente a Lady Mary. Gli ospiti sono numerosi e variegati, ma l’arrivo della figlia di una di questi getta lo scompiglio: infatti la madre di Lady Mary muore improvvisamente e, qualche giorno dopo, anche un membro della servitù subirà la stessa sorte. La maledizione che aleggia nei meandri del castello sembra prendere forma, ma alla fine l’assassino commetterà qualche errore. Un tentativo estremo di recuperare i clichè che hanno reso famoso Margheriti agli occhi degli appassionati (ambientazione gotica, angoscia, mistero, sensualità); in realtà piuttosto sterile, dove i luoghi comuni del cinema horror vengono riproposti nella solita salsa, ormai un pò stantia. Siamo alle soglie di un nuovo modo di spaventare e colpire l’immaginario dello spettatore e questa pellicola non si adegua al cambiamento. Da notare che i protagonisti del film sono la coppia scandalo del periodo, ovvero Jane Birkin e Serge Gainsbourg.

Alcune locandine ed un'immagine de Nella Stretta Morsa Del Ragno

E giunge il momento della sua collaborazione col duo Warhol/Morrissey: siamo nel 1974 ed esce l’ironico Il Mostro è in Tavola, Barone Frankenstein. Il barone è costretto a lasciare i suoi studi universitari a causa delle sue teorie azzardate considerate blasfeme dalle autorità ed a tornare al castello di famiglia. Grazie all’aiuto dell’assistente, nei suoi laboratori privati crea un uomo ed una donna che, nel suo intento, dovrebbero rappresentare una super razza. Ma erroneamente trapianta nel maschio un cervello appartenuto ad un ritardato. Una pellicola che Margheriti e Morrissey decidono di infarcire con tutti quegli ingredienti che attirano spettatori nelle sale e di servire in un piatto provocatorio, come negli intenti dello stesso Warhol. Quella che all’apparenza sembra una parodia horror, risulta comunque apprezzabile nei suoi contenuti visivi, farciti di mutilazioni e scene raccapriccianti, sadismo e sesso. Una pellicola da vedere e rivalutare. Nello stesso anno e con gli stessi autori, è la volta di Dracula Cerca Sangue di Vergine...e Morì di Sete!. Un conte Dracula allo stremo delle forze deve bere del sangue di femmina vergine, se vuole tornare nel pieno possesso dei suoi poteri. Ma nella sua Transilvania non è più possibile ed allora si trasferisce in Italia, dove leggenda narra che la donna arrivi casta al matrimonio. Viene invitato in casa di un nobile romano, che possiede quattro figlie giovani da maritare; una manna per il conte, a quanto pare. Ma destino vuole che le due ragazze più grandi soddisfino le loro voglie con uno stalliere; riuscirà comunque a trovare una delle figlie ancora illibata, ma lo stesso stalliere scopre la vera identità dell’ospite. Un'altra parodia composta da evidenti ammiccamenti sessuali (forse troppi), in cui il romanticismo crepuscolare (un vampiro che ancora cerca di dissetarsi col sangue di vergine) si mescola con le nuove frontiere dell’horror (esplicite scene di splatter e sesso). Un paio di curiosità sui due titoli sopracitati: in entrambi i casi troviamo agli effetti speciali un ancora poco noto Carlo Rambaldi, che inseguirà ben altri successi alla corte di registi come Spielberg; inoltre vale la pena sottolineare la partecipazione di attrici come Liù Bosisio e Milena Vukotic, le due mogli del ragionier Ugo Fantozzi nella saga satirico-umoristica a lui dedicata.

Alcune immagini di Dracula Cerca Sangue di Vergine...e Morì di Sete! e la locandina di Il Mostro è in Tavola, Barone Frankenstein

Nel 1978 si cimenta con un monster-movie interessante e dal buon cast artistico: Killer Fish – Agguato Sul Fondo. Alcuni malfattori riescono a rubare un bottino costituito da diamanti di prima scelta dalla cassaforte di un casinò brasiliano. Per impedire che le autorità riescano a fermarli con le mani nella marmellata, nascondono il malloppo nelle acque di un lago in attesa che la situazione si calmi. Però qualcuno non sta nella pelle e cerca di fare il furbo, ma non ha fatto i conti con i micidiali "guardiani" che sorvegliano le pietre preziose: i piranha! Trattasi di un'opera che riprende l’argomento principale del film diretto da Joe Dante (Piranha, per l’appunto), ma non lo plagia come molti sarebbero portati a pensare. Si avvale dell’interpretazione di attori famosi, quali James Franciscus, Karen Black, Lee Majors e Margaux Hemingway nei ruoli principali; inoltre farcisce il copione di elementi action e polizieschi che lo differenziano dagli altri film del genere. Non un capolavoro, ma comunque godibile. Il 1980 è l’anno di Apocalypse Domani, un curioso mix tra war-movie, action e cannibalismo. Due soldati americani (Bukowski e Thompson) sono prigionieri in un campo vietcong, in cui dovranno assistere ad angherie e soprusi di ogni genere. Allo stremo delle forze causa la fame, divorano un’incauta ragazza caduta per sbaglio nella fossa dei due soldati. Liberati da un battaglione di marines, vengono congedati e rispediti in patria. Ma la loro esistenza rimane traumatizzata dall’esperienza cannibalica del periodo vietnamita ed iniziano a mordere incauti cittadini, contagiandoli col loro misterioso morbo. Cerca di aiutarli il loro ex-sergente, ma la situazione è dannatamente complicata. Nonostante l’evidente ammiccamento al capolavoro di Coppola, l’argomento Vietnam è solo uno spunto per tracciare un percorso ben diverso, che si accosta maggiormente ai cannibalici di Deodato e Lenzi. In realtà Margheriti tenta di dare una spiegazione differente al fenomeno, mostrandolo come una malattia contagiosa attraverso la quale la dipendenza dalla carne è vista come una sorta di potente e letale droga, un virus dall’immane potere di diffusione. Qualcosa di molto simile venne realizzato da Cronenberg col suo Rabid, Sete di Sangue, dove il contagio su vasta scala è dovuto alla voglia vampirica di sangue. Partecipano al film due attori icona del cinema di genere italiano, come un ispirato Giovanni Lombardo Radice ed il futuro sceriffo di Elm Street John Saxon.

Alcune immagini di Apocalypse Domani e la locandina di Killer Fish – Agguato Sul Fondo

Dello stesso anno, da segnalare un war-movie di Margheriti, ambientato durante la guerra del Vietnam e dall’ambiguo titolo de L’Ultimo Cacciatore. I rimandi al più famoso film di Cimino sono fin troppo evidenti nel titolo. Come accaduto nel precedente Apocalypse Domani, si batte il ferro finchè ancora caldo e così troviamo David Warbeck a capo di un gruppo di marines americani in missione per individuare una misteriosa stazione radiofonica immersa nella giungla subtropicale; tra gli altri interpreti troviamo Tisa Farrow, Bobby Rhodes, Evelyn Margit Newton e John Steiner, tutti mestieranti del cinema di genere italiano. L’Ultimo Cacciatore è da ricordare soprattutto per essere uno dei rari film in cui Margheriti utilizza sequenze splatter e gore con una certa continuità ed abbondanza, con risultati piuttosto convincenti tra l’altro. Bisogna attendere ben 9 anni per osservare un altro (e purtroppo ultimo) titolo sul genere horror, anche se infarcito di fantascienza: Alien Degli Abissi. Due ecologisti scoprono che una fabbrica, situata su un’isola caraibica, scarica i propri rifiuti tossici nelle bocche di un vulcano e di conseguenza potrebbe rivelarsi una pericolosa bomba radioattiva. Ma i rifiuti hanno attirato un mostro di provenienza sconosciuta, che si celava nelle acque di un lago, ed inizia la sua strage di vite umane. I due protagonisti avranno il non semplice compito di respingere negli abissi da cui è venuta la spaventosa creatura ed impedire alla fabbrica di proseguire nella sua nefanda attività. Ultima incursione di Margheriti nel cinema fantastico-orrorifico, dove riprende l’argomento delle creature aliene che in quel periodo sembrava godere di una nuova linfa vitale. Purtroppo l’esperimento non è dei più riusciti, anche se non completamente da dimenticare; non vi sono comunque elementi che lo distinguono dagli altri prodotti usciti più o meno nello stesso periodo e che vedono protagoniste creature sottomarine. Un piccolo e, tuttavia tardo, passo falso che comunque non intacca la carriera esemplare del regista romano.

Alcune immagini tratte da Alien degli Abissi

Con questo titolo si chiude, in pratica, la sua attività cinematografica; nel 1996 avrà un ritorno di fiamma con l’avventurso-fantascientifico Potenza Virtuale, da un’idea di Bruno Corbucci e l’interpretazione di Terence Hill e Marvin Hagler, ma resterà un caso isolato. Da segnalare, tra le sue attività di regista, un paio di lavori eseguiti per la Rai: il fantasy L’Isola Del Tesoro, dove ha sostituito lo scompraso regista Renato Castellani, e lo storico Gengis Khan. Parallelamente all’attività di regista, Margheriti si è sempre dilettato nella costruzione di modelli plastificati per gli effetti speciali, la sua prima passione; grazie a questa sua capacità, compare in diverse pellicole come curatore di trucchi visivi. L’esistenza di Antonio Margheriti si spegne nel 2002, dopo una vita trascorsa nel mondo della celluloide tra produzioni terminate ed altre rimaste in fase embrionale. Rimangono i lavori di un professionista, a testimoniare l’amore per il cinema di genere, che sono riusciti, nonostante la pochezza di mezzi, a divertire e spaventare allo stesso tempo spettatori di mezzo mondo. Un fulgido esempio per molti registi, a cui ha lasciato la passione ed il rispetto per quest’arte. Un testimone che forse non è stato raccolto in maniera adeguata.


Filmografia horror/thriller
1964 – Danza Macabra
1964 – La Vergine di Norimberga
1965 – I Lunghi Capelli Della Morte
1968 – Contronatura
1971 – Nella Stretta Morsa Del Ragno
1973 – La Morte Negli Occhi Del Gatto
1974 – Il Mostro è in Tavola, Barone Frankenstein (non accreditata)
1974 – Dracula Cerca Sangue di Vergine...e Morì di Sete! (non accreditata)
1978 – Killer Fish – Agguato Sul Fondo
1980 – Apocalypse Domani
1989 – Alien Degli Abissi

 

 

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