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REALIZZATO DA DINA CURIONE


ITALIAN MASTERS OF HORROR: LA GENESI
"Se esiste il mio cinema, se c'è stata la grande stagione del cinema di Hong Kong e se gran parte dei miei colleghi più bravi fanno il loro lavoro è perché in un certo momento gli italiani sono stati capaci di fare con due soldi e tante idee dei film che hanno rivoluzionato il concetto stesso di divertimento. Questi film erano mitologici, western, thriller, horror o ancora storie di guerra o di fantascienza. Tutti generi che Hollywood ha reso famosi nel mondo ma che ad un certo punto sembravano non interessare più nessuno. E quando questo è avvenuto, ecco che gli italiani hanno provato a reinventarli".
La dichiarazione è di qualche anno fa e a rilasciarla è stato un certo Quentin Tarantino. Certo non stiamo parlando di un maestro come Stanley Kubrick o Alfred Hitchcock, ma Tarantino è un giovane, grande regista, riconosciuto a livello internazionale, che oggi potremmo definire di culto per le nuove generazioni e non solo. Ebbene, dopo questa e altre dichiarazioni, noi appassionati, sanguigni e turbolenti, abbiamo accarezzato il sogno che qualcuno comprendesse che quella tradizione cinematografica non va abbandonata, e che è necessario ripescare i maestri del B-Movie italiano dal magma della televisione che li ha risucchiati, per ricondurli al loro mestiere originario: fare cinema, horror in questo caso, ma quello vero, da cuore in gola e mani serrate davanti agli occhi.

Da sinistra: Luciano Sovena, Stefano Della Casa e Gianni Oliva (clicca per ingrandire)

E a rendere reale questa visione onirica ci ha pensato proprio l'Ente più istituzionale del cinema italiano, il Luce, o meglio, il suo Amministratore Delegato, Luciano Sovena che, spinto dalla sua passione per il cinema cosiddetto di genere ha infuso un soffio vitale al progetto The Italian Masters of Horror. Il nome è provvisorio e si ispira alla serie americana Masters of Horror ideata da Mick Garris, Joe Dante, John Carpenter e John Landis.
"Importanti riviste francesi - sostiene Luciano Sovena - hanno dichiarato che il B-Movie italiano ha influenzato autori come Truffaut o Renoir, quindi credo che questo progetto sia perfettamente coerente con l'impostazione autoriale che ho voluto dare all'Istituto Luce. Ed è anche una sfida nei confronti del cinema pubblico perché è un'operazione che si finanzia da sola".
The Italian Masters of Horror prevede la realizzazione di quattro opere cinematografiche, che non avranno però, come accade con la serie originale, soggetti o personaggi in comune.
"Rispetteranno però alcune caratteristiche: saranno film a basso costo, non supereranno cioè i 500.000 € di budget, grazie anche all'utilizzo del digitale. E non avranno l'implicito di essere edulcorati per esigenze televisive. Inoltre produzione e post-produzione saranno realizzate in Piemonte". A parlare è il secondo partner dell'operazione, la Film Commission di Torino e del Piemonte, nella persona del suo Presidente Steve Della Casa. Terzo finanziatore del progetto è Luciano Martino con la sua Dania Film, che oltre ad offrire un contributo amministrativo, ne offre anche uno culturale: sarà infatti Sergio Martino, fratello di Luciano, uno dei quattro registi che realizzeranno le pellicole. Ad affiancarlo, Lamberto Bava, Umberto Lenzi e, unico novizio del gruppo, Nicola Rondolino, apprezzato dalla critica per il suo primo lungometraggio, il noir Tre punto sei.

Da sinistra: Lamberto Bava, Umberto Lenzi e Nicola Rondolino (clicca per ingrandire)

I quattro film saranno prodotti uno dopo l'altro a partire da questa estate, verranno distribuiti dall'Istituto Luce, che dovrebbe occuparsi anche della distribuzione in dvd, senza tralasciare nessun canale, dal noleggio alla vendita in libreria o in edicola. Inoltre non è prevista la "window", il periodo finestra, tra la diffusione cinematografica e l'uscita in dvd. Punto di forza dell'operazione sarà però la vendita per il mercato estero. Questo, probabilmente il lato più interessante del progetto. Non prevedendo infatti passaggi in televisione sarà possibile realizzare film con storie forti, crude e soprattutto prive di compromessi, che agevoleranno l'esportazione.
Ormai in televisione si censura qualunque cosa - aggiunge l'Amministratore Delegato del Luce - i film orientali ad esempio, non parlo solo di quelli horror, ma dei film d'autore, anche se durano 1 ora e mezza, non passano mai in prima serata. Inoltre tutti i film horror sono edulcorati, con numerose scene tagliate.
L'ambientazione in Piemonte si presta molto bene a questo genere cinematografico. Soprattutto la città di Torino, luogo dove convivono simboli del Bene e del Male è potenzialmente un luogo dove confluiscono numerose forze magiche: la magia del Bene impersonificata dalla Sindone e anche dall'Abbazia della Sacra di S.Michele, antico monastero fortezza dei templari; e la magia del Male, considerato che Torino non sarebbe che il vertice di un triangolo nero che, con S.Francisco e Praga, rappresenterebbe una delle roccaforti dei seguaci del Maligno.

Da sinistra: Lamberto Bava, Umberto Lenzi e Nicola Rondolino (clicca per ingrandire)

In realtà l'unica vera magia di Torino è quella dei 24 fotogrammi al secondo della pellicola proiettata su un grande schermo bianco. La Film Commission ha svolto negli ultimi anni un ruolo chiave nel rilancio dell'immagine del Piemonte come terra di cinema, come set naturale e come luogo geometrico di grandi potenzialità professionali, e adesso intende entrare in modo rilevante nel campo della produzione. Steve Della Casa preannuncia, a partire dal 2007, l'attivazione di un fondo di rotazione che consentirà di partecipare finanziariamente con una quota produttiva a film che siano girati e postprodotti in Piemonte e vedano un forte coinvolgimento di manodopera e di professionalità locali. La scelta di iniziare questa svolta - dichiara - sostenendo la realizzazione di un progetto come Italian Masters of Horror avviene proprio nella consapevolezza di quanto sia presente, nel mercato mondiale, un'attenzione per il prodotto di genere, in particolare l'horror-thriller di impatto. Per il Piemonte esiste poi una grande tradizione in questo senso, in letteratura (da Fruttero & Lucentini a Faletti, passando attraverso vere e proprie serie letterarie e suggestioni per l'occulto) così come nel cinema (la Torino più volte portata sullo schermo dal talento visivo di Dario Argento).

Il Regista Lamberto Bava durante la Conferenza (clicca per ingrandire)

Si preannuncia una nuova fioritura del cinema di casa nostra, e chi conosce il mercato sa che l'horror è uno dei pochi generi ad avere possibilità di diffusione mondiale. Se il progetto riuscisse, diverrebbe possibile quel bagno di internazionalità che in tanti ritengono essere il toccasana che la produzione cinematografica made in Italy aspetta da tempo. Proprio come avveniva negli anni d'oro.


I FANTASTICI QUATTRO
Lamberto Bava, figlio del grande maestro Mario, sarà probabilmente il primo a realizzare il suo film per la serie Italian Master of Horror. Lamberto non ama le etichette, come cinema di genere o B-Movie, ma il fantastico è nel suo Dna e lo testimonia anche l'illustre paternità. Così come nel suo Dna è certamente il Piemonte. La sua famiglia ha infatti origini cuneesi. Al nonno, scultore sanremese, una troupe della Pathé chiese di realizzare un caminetto per la scena di un film. Così il progenitore si trovò per la prima volta su un set cinematografico e poco dopo fondò la Sanremo Film.
Stimolante per lui anche l'uso del digitale, un mezzo con cui ha già avuto a che fare e che - aggiunge - offre molte possibilità e un notevole risparmio di tempo. Ad esempio - spiega - se devo realizzare una coltellata, invece di usare un coltello di quelli con la lama che rientra nel manico, il cui risultato è poco realistico perché non potrà mai rientrare completamente, utilizzo solo un'impugnatura e poi la lama la aggiungo in post produzione. In questo modo evito anche di fare del male fisico all'attore.

Il Regista Umberto Lenzi durante la Conferenza (clicca per ingrandire)

Ma non è tutto. Se pensate a una scena girata sotto la pioggia, magari di notte e immaginate gigantesche macchine per la pioggia, con il digitale dimenticate tutto ciò. Se si deve realizzare una scena sotto la pioggia - fa notare Bava - mi è sufficiente far piovere nei primi piani. Nel campo lungo bagno gli attori e la pioggia la aggiungo in post-produzione. Nessuno si accorge della differenza.
Chissà se pioverà nei giardini della villa del musicista protagonista del suo Murder House (La Casa del Delitto). All'interno di certo si consumeranno diversi delitti e il regista assicura che ci ritroveremo immersi in un classico thriller horror in perfetto stile Anni 70, naturalmente riadattato alla nostra epoca.
Più immerso nella realtà odierna promette di essere Horror Baby (La Bimba dell'Orrore) di Umberto Lenzi, che si dichiara intrigato dalle nuove tecnologie e soprattutto dalla possibilità di evadere dalla censura televisiva.
E' elettrizzante - aggiunge - la possibilità di fare un film che possa dare quella forza violenta che un horror dovrebbe avere.
Horror Baby ha ambizioni autoriali e si rifà ad un suo certo tipo di cinema, quello che va da Orgasmo a Spasm. E' il cinema che cerca l'horror all'interno dei personaggi che diventano allo stesso tempo vittime e carnefici.
Protagonista è una bambina di 15 anni, disabile, costretta a muoversi su una sedia a rotelle. Si chiama Patrizia Revilli, detta Pat e passa le giornate afose d'estate davanti alla finestra della sua camera, divertendosi con uno specchietto a riflettere il sole sugli inquilini dei palazzi di fronte, e a spiare con un cannocchiale ciò che avviene nel microcosmo che cade sotto la sua osservazione.
Vero e proprio mito di Pat, il padre militare, morto durante una missione Nato in Kosovo, del quale conserva gelosamente la foto in uniforme.
Sul nuovo inquilino del palazzo di fronte - 30 anni, fisico attraente, single - si concentra la curiosità dell'adolescente, interesse che diventa via via sempre più morboso, fino a portarla a trascurare il gentile e timido boy-friend Nick.

Il Regista Nicola Rondolino durante la Conferenza (clicca per ingrandire)

Intorno a Pat iniziano ad accadere episodi inquietanti, a volte tragici, come la morte di un'altra ragazzina paraplegica. L'infatuazione per Luca, il nuovo dirimpettaio, ha la meglio sul mito del padre e Pat comincia a manifestare una personalità disturbata, che va fuori controllo allorché il suo cannocchiale inizia a spiare i rapporti sessuali molto disinibiti tra Luca e una giovane donna bionda che ha iniziato a frequentare la sua casa. Con un escamotage Pat riesce ad attirare la "rivale" nell'appartamento, dove sarà travolta da un'escalation di violenza.

Sergio Martino è la terza "vecchia gloria" impegnata nel progetto Italian Master of Horror. All'inizio della sua carriera Martino mescola l'elemento erotico al thriller per poi abbandonare presto quest'ultimo, dedicandosi ad un cinema più vicino al gusto del pubblico, come il poliziottesco e la commedia scollacciata.
Per il suo ritorno all'horror il regista, fratello del produttore Luciano Martino, propone un soggetto dal titolo The Corners of the Night (Gli Angoli della Notte)
.
Protagonista è Silvia Rossani, diciotto anni, gli ultimi otto passati in uno dei più esclusivi collegi svizzeri. Giunge a Torino per prendere possesso dell'elegante appartamento lasciatole in eredità dalla nonna paterna deceduta due anni prima. Durante il viaggio in treno fa uno strano incontro con un uomo cui manca l'unghia dell'indice della mano destra e che si esprime in una lingua a lei sconosciuta.
Il suo arrivo nel lussuoso e antico palazzo di C.so Vittorio Emanuele è turbato da visioni improvvise (una bambina trascinata per mano da un uomo, un pescatore che la accusa di qualcosa) e da alcuni inquietanti incidenti. Giunta infine all'appartamento trova Ester, la fida cameriera della nonna, vera e propria custode del luogo, ad attenderla. Tra le due donne è antipatia immediata.
Silvia è impaurita, l'appartamento le mette i brividi e si affaccia nella sua mente il desiderio di sbarazzarsene.
Prima di coricarsi decide di bere una tisana preparatale da Ester, nonostante il suo aspetto insolito, e man mano che beve lo strano liquido ambrato e maleodorante, percepisce il suo effetto benefico invaderla e avvolgerla in un languido abbraccio. Mentre fuori si scatena un forte temporale.

L'Amministratore Delegato dell'Istituto Luce, Luciano Sovena, durante la Conferenza (clicca per ingrandire)

E questo è solo l'inizio. Noi siamo alla conclusione, con il quarto film, Brotherhood (Fratellanza) di Nicola Rondolino. Anche questa, come quella di Lenzi, è una vicenda pienamente immersa nella realtà di oggi, una storia di fantasmi nel mondo dell'immigrazione clandestina. I temi sono quelli della pedofilia e dello sfruttamento minorile che vedono, come protagonisti, tre bambini rumeni approdati in Italia. Sono fantasmi da vivi che attendono la morte per liberarsi e scatenare la loro vendetta.
Ci sarà da avere paura, insomma, o almeno le premesse ci sono tutte. E si accende anche la speranza che il progetto non resti una goccia nel mare e che all'horror italiano sia restituita l'attenzione che merita.

BIOGRAFIE REGISTI

Lamberto Bava: Cliccate QUI per leggere la sua Biografia nella Rubrica Splatter Pizza

Umberto Lenzi: Cliccate QUI per leggere la sua Biografia nella Rubrica Splatter Pizza

Sergio Martino

Nato a Roma nel 1938, nipote del regista Gennaro Righelli e fratello del produttore Luciano Martino, comincia a frequentare i set giovanissimo.
Esordisce come sceneggiatore con il western Per 100.000 dollari t'ammazzo; il primo film di cui firma la regia è il sexy-documentario Mille peccati... nessuna virtù (1968).
Il sexy, mescolato al thriller, torna ne Lo Strano Vizio della Signora Wardh, giallo di matrice argentiana con protagonista una sensuale Edwige Fenech che diventerà la sua "attrice feticcio". La troviamo, infatti, anche in Tutti i Colori del Buio (1972), dove interpreta una donna traumatizzata per la perdita del figlio che finisce in un giro di messe nere.
Il suo terzo thriller, Il tuo Vizio è una Stanza Chiusa e solo io ne ho la Chiave, dello stesso anno, vede nuovamente la Fenech in un soggetto ispirato al racconto di Edgar Allan Poe Il Gatto Nero.
Ma da questo momento il regista abbandona via via il genere giallo per dedicarsi a nuovi filoni più vicini al gusto del pubblico quali il poliziottesco (Milano tremaLa polizia vuole giustizia, La polizia accusa: il servizio segreto uccide, con Tomas Milian) e la commedia "scollacciata" (Giovannona Coscialunga disonorata con onore del 1973, ancora con la Fenech, 40 gradi all’ombra del lenzuolo, Spogliamoci così, senza pudor). Vanno ricordati inoltre diversi horror di genere esotico/avventuroso (Il fiume del grande caimano, L'Isola degli uomini pesce) e un cannibalico molto truculento (La Montagna del Dio Cannibale), prima di votarsi interamente e con prodigiosa fecondità alla commedia all'italiana, con la complicità per lo più delle coppie Banfi – Fenech (La moglie in vacanza... l’amante in città, Cornetti alla crema) e Gigi e Andrea (Acapulco, prima spiaggia a sinistra, Mezzo destro, mezzo sinistro due calciatori senza pallone). La Regina degli Uomini Pesce (1995), incrocio tra sequel e remake del film del ’79, segna un parziale ritorno all'horror.
Dagli ultimi anni Novanta lavora frequentemente per la televisione, come regista di popolari film e serie tv (Mamma per caso, L'ispettore Giusti e il recente Una donna scomoda).
La sua ricca filmografia conta oltre 60 regie e circa 40 sceneggiature.

Nicola Rondolino

Nato nel 1968 a Torino, laureatosi in Storia e Critica del Cinema con una tesi sul rapporto tra vita e arte nel primo cinema di Francois Truffaut, è tra i giovani registi italiani più apprezzati.
Realizza, dai primi anni Novanta, numerosi cortometraggi (con Tommygun nel '99 ottiene il Premio "Cinema in diretta" della Fondazione Crt), affinando la tecnica come aiuto regista con Mimmo Calopresti, Gianluca Maria Tavarelli, Francesco Calogero.
Il suo primo lungometraggio, Tre punto sei, girato nel 2001 e uscito nelle sale nel 2003, racconta la storia di un poliziotto corrotto e di un malavitoso, amici d'infanzia, divisi da una donna, entrambi coinvolti negli affari della malavita del quartiere di San Salvario. L'ambiente è torinese, ma Rondolino sceglie di mostrare, della città, un lato meno conosciuto, il suo aspetto multietnico, svelato attraverso un montaggio veloce e serrato che ne rivela le piazze, i vicoli, i negozi, i mercati.
"Torino risulta così irriconoscibile - osserva Rondolino - O meglio, finisce per assomigliare ad una qualsiasi altra città con un quartiere di immigrati e con i segni del declino dell'epoca industriale".
Del film è prossima l'uscita nel circuito dell'home video.


CREDITS
Speciale a cura di Dina Curione; Materiale Fotografico realizzato da Dina Curione; Layout e Grafica: Actarus

 

 

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