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A CURA DI VINCENZO MELILLO

Cos'è un CANNIBAL MOVIE?
Il filone cannibalico nasce e si sviluppa in Italia intorno alla metà degli anni settanta e continua per circa un decennio. Questo particolare sottogenere dell'horror vede per protagonisti, o meglio antagonisti, i cannibali, popolazioni semiprimitive che vivono secondo regole arcaiche e che si nutrono di carne umana. Tali pellicole solitamente seguono determinati canoni che li differenziano dagli altri film e li accomunano tra loro. Le tematiche fondamentali si possono così riassumere:
- Ambientazione esotica
Tutti i cannibal movie sono girati in bellissimi scenari naturalistici incontaminati, giungle quasi inesplorate ed ostili agli avventurieri civili.
- Lo scopo del viaggio
Solitamente i protagonisti sono coinvolti in queste pericolose spedizioni per ritrovare qualcuno di caro o per studi di carattere antropologico.
- La violenza sugli animali
Le scene di violenza sugli animali sono da dividere in due categorie: le immagini di repertorio e quelle girate per il film. Nel primo caso, montate assieme alle vere sequenze del film, compaiono scene di lotta tra animali "rubacchiate" da qualche documentario mentre nel secondo caso gli animali vengono realmente uccisi per seguire il copione della pellicola.
- Il GORE sfrenato
Elemento imprescindibile è sicuramente l'estrema violenza. Tutti i cannibal movie sono pregni di scene crude e raccapriccianti mirate a scioccare e mettere a disagio lo spettatore. Non mancano torture, mutilazioni e sontuosi banchetti a base di carne umana.
Questi elementi combinati tra loro creano una miscela esplosiva che sta alla base del successo di questo genere, capace di creare un vero e proprio culto. Non è facile trovare le motivazioni che hanno spinto una buona parte del pubblico a seguire e alimentare il filone anche a dispetto degli aspri giudizi dei critici cinematografici. Si potrebbe ipotizzare che lo spettatore sia stato attratto proprio dalle scene violente, coinvolto in maniera morbosa e maniacale da ciò che era capace di suscitare in lui emozioni forti e sconvolgenti.

Lo sviluppo del genere "CANNIBAL" in Italia
Nel 1972 Umberto Lenzi, poliedrico e versatile regista italiano, porta involontariamente sul grande schermo l'argomento cannibali. Ne Il paese del sesso selvaggio, all'avventura vera e propria si mescola la vecchia ideologia shocking dei mondo-movie di Jacopetti e Prosperi. Il film contiene alcuni elementi classici del cannibal movie ma non riesce a riassumere in sè tutti gli aspetti necessari per essere considerato un vero e proprio capostipite del genere, risultando più plausibilmente un precursore. La vera svolta si ha con Ultimo mondo cannibale di Ruggero Deodato che a cinque anni di distanza rappresenta il primo vero cannibal movie della storia. Il produttore del film, Giorgio Carlo Rossi (già produttore de Il paese del sesso selvaggio), vuole una pellicola che calchi di più la mano sul gore e sulla violenza e propone il film a Lenzi, che rifiuta la regia e la passa ad un giovane talentuoso, ovvero Ruggero Deodato. Il lungometraggio è ispirato ad un fatto realmente accaduto nel 1975 nell'isola di Mindanao. La forza del film sta nel coinvolgere lo spettatore in un'atmosfera claustrofobica e carica d'orrore, per poi stordirlo con immagini forti di violenza su uomini ed animali.

Nello stesso anno Aristide Massacesi (Joe D'amato) firma Emanuelle e gli ultimi cannibali, interpretato dall'immancabile Laura Gemser nei panni di una reporter. D'amato contamina il genere cannibal con l'erotico in una sorta di connubio tra amore e morte. Nella prima parte della pellicola viene approfondito l'aspetto erotico del film mentre nella seconda parte tutto viene sacrificato al gore più estremo. Siamo nel 1978 quando Sergio Martino realizza La montagna del dio cannibale, seguendo la scia del binomio sesso-violenza. Il film alterna alle scene di nudo di un'Ursula Andress in gran forma, scene di estremo impatto visivo in cui le vittime (animali e uomini) subiscono sadiche torture. Il 1979 è l'anno della svolta: Ruggero Deodato torna al filone cannibalico a suo modo, regalando al pubblico il celeberimmo Cannibal Holocaust, senza ombra di dubbio il migliore film del genere. Quest'ultimo è un susseguirsi di colpi allo stomaco, la violenza affiora nuda e si mostra in tutta la sua potenza agli spettatori. I canoni del cannibal movie vengono estremizzati e raggiungono vette mai toccate in precedenza. Il tutto viene condito, per opera di Riz Ortolani, da una ripetitiva musica dolciastra che sottolinea le scene più estreme, capace di calare lo spettatore in un'atmosfera surreale che lo rende vulnerabile alle immagini proposte. Proprio per i suddetti motivi la pellicola andò incontro a severi provvedimenti della giustizia italiana che oltre a congelarla per ben quattro anni, diede consistenti multe a buona parte del cast. Soltanto un ricorso alla Cassazione riuscì a sbloccare il film, ma ormai ad anni di distanza e privato di molte scene, Cannibal Holocaust passò quasi inosservato. Nel 1980 Lenzi torna al cannibal con Mangiati vivi!, film violentissimo che però, nonostante produttore e regista minimizzino, ricicla molto materiale proveniente da altri film come La montagna del dio Cannibale e Ultimo mondo cannibale. Sempre nello stesso anno esce Zombi Holocaust di Marino Girolami, un film di bassa fattura con esasperati momenti splatter a metà tra un cannibal e uno zombie movie. Il genere torna al suo iniziale splendore nel 1981 grazie a Cannibal Ferox di Umberto Lenzi.

La pellicola è seconda solo a Cannibal Holocaust in quanto a violenza, problemi giudiziari e censure. Il film nacque su esplicita richiesta di distributori tedeschi che memori de Il paese del sesso selvaggio, volevano un altro lungometraggio diretto da Lenzi ma con più sangue e più gore. Nonostante le molte analogie col film di Deodato, Cannibal Ferox risulta uno dei più efficaci del suo genere. Nel 1984 Michele Massimo Tarantini si discosta dalla commedia sexy per approdare al genere cannibal: nasce così Nudo e selvaggio. La pellicola di Tarantini è un misto di commedia e avventura che sfocia solo per circa mezz'ora nel filone cannibalico regalando in ogni caso qualche brivido. Il cannibal movie ormai è in fase calante quando nel 1985 esce Inferno in diretta, ultimo tassello della trilogia di Deodato. Il film è ben lontano dai suoi predecessori e li ricorda solo per le scene gore e l'ambientazione. Il problema maggiore di Inferno in diretta sta nelle diverse intenzioni del regista e del produttore: il primo vorrebbe un film più incentrato sull'avventura mentre il secondo una sorta di seguito di Cannibal Holocaust.
Con quest'ultima fatica si chiude definitivamente il filone dei cannibal movie.

La Filmografia

Le trame che seguono sono volutamente poco particolareggiate per evitare di svelare a chi non ha visto il film ogni aspetto dello stesso

- Il paese del sesso selvaggio (1972) di Umberto Lenzi
Con Ivan Rassimov, Me Me Lay, Prasitsak Singhara, Sulallewan Suxantat.

Un fotografo inglese fugge a Bangkok in seguito ad un omicidio per trovare rifugio nella giungla nera, ma finisce per essere catturato e ridotto in schiavitù dai selvaggi. Dopo un breve periodo il protagonista riesce a conquistare la fiducia degli indigeni e sposa una donna della tribù.Tanta sarà la stima di cui gode che sarà lui a guidare il villaggio contro i nemici cannibali.

- Ultimo mondo cannibale (1977) di Ruggero Deodato
Con Ivan Rassimov, Massimo Foschi, Me Me Lay.

Due studiosi, Robert e Rolf, atterrati in circostanze fortunose in un campo base nella giungla, scoprono che quest'ultimo è ormai disabitato e sembra essere stato teatro di una battaglia. I due, assieme al pilota dell'areo, si addentrano nella giungla e vengono assaliti dai cannibali. Il pilota ha subito la peggio, mentre Robert e Rolf riescono a scappare lungo il fiume grazie ad una zattera da loro costruita. Durante la navigazione però l'imbarcazione si sfascia a causa delle rapide dividendo i due amici. Uno di loro riesce a guadagnare la riva e inizia a vagare per la foresta finchè non viene catturato dalla tribù dei Managua. Durante la prigionia lo studioso trattato alla stregua di un animale, è costretto ad assistere ai macabri riti dei cannibali. Dopo una rocambolesca fuga in cui prende come ostaggio una giovane donna della tribù, riesce a ritrovare l'amico con il quale organizzare il viaggio per tornare all'aereo.

- Emanuelle e gli ultimi cannibali (1977) di Joe D'amato
Con Gabriele Tinti, Susan Scott, Laura Gemser, Donald O'Brien.

La fotografa Emanuelle assieme ad un antropologo e a due turisti incontrati per caso, cerca tracce della tribù degli Apiaca avendo assistito ad un episodio di cannibalismo a New York. Saranno gli stessi Apiaca a trovare loro e toccherà a Emanuelle cercare di salvare lei e i suoi amici.

- La montagna del dio cannibale (1978) di Sergio Martino
Con Ursula Andress, Claudio Cassinelli, Antonio Marsina.

Susan organizza assieme al fratello e ad un avventuriero un viaggio in Nuova Guinea per ritovare il marito misteriosamente scomparso. Dopo parecchie vicissitudini e l'incontro di un dottore (Manolo) il gruppo finisce in mano ai cannibali, gli "uomini di fango", che li riducono in schiavitù. Sarà Manolo a cercare una possibile via di fuga.


- Cannibal Holocaust (1979) di Ruggero Deodato
Con Luca Barbareschi, Francesca Ciardi, Robert Kermann.

Il professor Monroe si reca nella giungla a cercare quattro documentaristi scomparsi. Questi ultimi sono morti e di loro rimangono solo le pellicole girate: le riprese effettuate riveleranno una verità agghiacciante.


- Mangiati vivi! (1980) Di Umberto Lenzi
Con Janet Agren, Mel Ferrer, Paola Senatore, Ivan Rassimov, Robert Kermann.

Sheila parte per la Nuova Guinea alla ricerca della sorella Diana la quale, facente parte di una setta che predica il ritorno alla natura, risulta dispersa da mesi. Insieme ad un avventuriero americano troverà il villaggio dove si è insediata la congrega e una feroce tribù di cannibali. Sia gli adepti che i selvaggi metteranno a dura prova Sheila e suoi compagni.

- Zombi holocaust (1980) di Marino Girolami
Con Ian McCulloch, Sherry Buchanan, Alexandra Delli Colli.

Un poliziotto e un'antropologa si recano sull'isola di Kido (Molucche) per investigare su alcuni casi di cannibalismo in una clinica americana. Arrivati sul posto dovranno combattere contro i cannibali e contro i morti viventi, risultato di un esperimento di uno scienziato pazzo che trapianta cervelli nel corpo degli indigeni.

- Cannibal Ferox (1981) di Umberto Lenzi
Con Lorraine De Selle, John Bartha, Brian Redford.

Gloria, una studentessa di antropologia, organizza una spedizione in Amazzonia per dimostrare che il mito dei cannibali è nato soltanto per giustificare le nefandezza dei colonizzatori bianchi. Sul posto incontreranno una coppia di truci contrabbandieri che hanno torturato gli indigeni per i loro loschi scopi. La vendetta dei cannibali sarà atroce.


- Nudo e selvaggio (1984) di Michele Massimo Tarantini
Con Michael Sopkiw, Suzanne Carvalho.

Un gruppo molto assortito di persone (un atropologo con la figlia, un ex-ufficiale con la moglie, un fotografo, due modelle e un avventuriero) in viaggio verso Manaus, finisce dopo un atterraggio di fortuna nella giungla. Dopo essere sfuggiti ai cannibali i superstiti dovranno avere a che fare con un bieco trafficante di diamanti.

- Inferno in diretta (1985) di Ruggero Deodato
Con Leonard Mann, Lisa Blount, Willie Aames.

Due reporter filmano alcuni omicidi di trafficanti colombiani imputabili al colonnello Horne. Alla ricerca del militare (che risulta ufficialmente morto) i due giornalisti si imbatteranno nelle stragi compiute dai selvaggi capitanati da Horne stesso. Riusciranno a riprendere tutto in diretta.

Cannibal Holocaust
Definire Cannibal Holocaust un cannibal movie è sicuramente erroneo. Cannibal Holocaustè il cannibal movie. La pellicola di Deodato colpisce allo stomaco e al cuore come nessun altro film del genere è mai riuscito a fare. Indipendentemente dalle stracitate scene gore, il film poggia su di una solidissima storia e su di un'azzeccatissima colonna sonora che lo discosta da tutti gli altri esempi del filone. La trama è semplice ma geniale. Il professor Monroe, noto antropologo, si reca nella foresta amazzonica per cercare quattro documentaristi scomparsi mesi prima nel mezzo di un reportage. Durante le ricerche nella giungla Monroe scopre che i reporter sono stati trucidati dai cannibali, quindi, tornato a New York con le bobine da loro filmate, viene a conoscenza dell'orrenda verità: i documentaristi non trovando abbastanza materiale shocking hanno ricreato situazioni brutali a spese dei selvaggi, causandone la loro rivolta. Il film è una sorta di esempio di come gli uomini cosiddetti civili possano essere più brutali e violenti dei selvaggi stessi. Tesi che emerge contrapponendo il comportamento degli indigeni nella prima parte della pellicola (impauriti, quasi docili e disponibili) con quello della fine del film (violenti, arrabbiati e senza pietà). L'idea venne a Deodato, stanco di vedere immagini raccapriccianti al telegiornale filmate da giornalisti senza scrupoli.

Il film venne portato a termine in sei settimane, cinque delle quali nella giungla e una tra New York e Roma. La realizzazione nell'isola colombiana di Leticia fu quantomeno problematica. Tutti gli spostamenti della troupe avvenivano a bordo di canoe, attraversando in lungo e in largo il temibilissimo Rio delle Amazzoni. L'opera fu molto curata a livello tecnico. Deodato stesso rovinò le pellicole girate dai reporter per farle sembrare autentiche. La famigerata scena della donna impalata fu realizzata tagliando il palo in due e infilando un'estremità a terra e l'altra in bocca alla comparsa. Nell'estremità inferiore venne conficcato un sellino di una bicicletta con una sbarra di ferro sul retro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Di certo un altro aspetto fondamentale fu il commento sonoro di Riz Ortolani, scelto dal regista memore dei brani da lui composti per Mondo Cane. La musica diventa filo conduttore del film contrapponendosi nettamente con le immagini crude che sfilano sullo schermo. Lo spettatore è stordito, coinvolto e intrappolato dal connubio che si crea tra le due componenti. Premesso questo si può iniziare a parlare del gore. Cannibal Holocaustè uno dei più violenti film mai realizzati. Sangue e interiora compaiono di continuo per tutta la pellicola come una sorta di vero e proprio olocausto che si abbatte su tutti gli esseri viventi in maniera indiscriminata. Dalle violenze sceniche ai danni degli attori (gambe mozzate, feti sepolti, stupri, ecc.) a quelle reali sugli animali. Queste ultime (in particolare l'uccisone della testuggine) sono rimaste nell'immaginario collettivo più di ogni altra cosa nel film. Deodato disse in merito che lui non ebbe problemi a girare queste scene perché abituato ad assistere all'uccisione di conigli e maiali nella fattoria del nonno.

Oltre a questo sostenne che la testuggine fu realmente mangiata come solitamente accadeva da quelle parti. Il film subì aspre censure in molti stati e in Italia fu addirittura ritirato, anche perché inizialmente vennero spacciate per vere le immagini riprese dai reporter al fine di accrescere l'impatto sul pubblico. A questo proposito agli attori fu chiesto di sparire per un anno dalla circolazione in modo da alimentare la veridicità della vicenda. Il patto non fu rispettato perché Deodato stesso richiamò il cast in tribunale per difendersi dalle accuse di omicidio. Parte della troupe subì multe e sanzioni che arrivarono in alcuni casi anche alla detenzione. Deodato dovette anche produrre prove a dimostrazione che la scena della donna impalata era frutto di un effetto scenico e quindi non reale. Come se non bastasse il regista si procurò una pessima fama che lo tenne lontano dalla cinepresa per un lunghissimo periodo. Adesso a distanza di anni il film è diventato un vero e proprio cult movie e le varie traversie giudiziarie sono solo un lontano ricordo. A Deodato fu anche proposto un seguito di "Cannibal Holocaust" ma lui impegnato con "Inferno in diretta" e non contento del salario propostogli declinò l'offerta.

 

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