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Oregon: è la vigilia di Natale del 1885. Una spedizione assoldata da Rick Morrison, un archeologo di Boston alla ricerca della valle dei fossili, resta bloccata nella neve dopo una bufera. Fanno parte della spedizione, Trapper, pistoleri e Peggy, la cugina dell'archeologo soggetta a crisi nervose. La follia di un sogno spinto all'estremo, i vecchi conti da saldare e le inquietanti presenze tra le cime innevate. "Qualcosa" nella valle dei fossili attende l'archeologo e i duri uomini della frontiera. Questa la trama di Inferno Bianco, il primo Western Horror Made in Italy girato in low budget da Stefano Jacurti, qui in veste anche di sceneggiatore e attore. Qui di seguito un'interessante intervista che vi aiuterà a conoscere meglio questo progetto ed il suo autore. Buona Lettura. SC - Allora Stefano, come ti è venuta l'idea di produrre un western con venature horror? SJ - Ho molti libri sulla storia del west e sulla guerra
civile americana. SC – Vedendo il film si evince una grande passione per il genere western che traspare anche dalla tua persona. Come è nato questo amore per quello che era il genere dei generi? SJ - Ho un rapporto viscerale con il western, ci sono
nato, come molti della mia generazione. Questo genere era ovunque nel
quotidiano. SC - Parliamo della tua esperienza a teatro... SJ - Ho cominciato nell'85. Ero un ragazzo pieno di
speranze, come altri. SC - Produttivamente parlando, come nasce Inferno Bianco? SJ - Abbiamo diviso le spese in tre all'inizio: io,
Emiliano Ferrera e Ferdinando di Virgilio. SC - Il film è zeppo di
citazioni cinematografiche. SJ - Ethan infatti è davvero impressionante per
i motivi da te evidenziati. Penso che Emiliano sarà contento, la
sua immagine è fantastica.
SC - Il fattore horror è decisamente più blando anche se si possono riconoscere citazioni da Shining, Alive e Il Silenzio degli Innocenti. Come avete sviluppato questa parte dello script? SJ - Quello che avevo letto mi suggerì di optare
per la scelta di far vedere poco piuttosto che tutto.
SJ - Gli altri volevano farlo a colori, ma noi eravamo
in digitale. Ho pensato che il bn ci avrebbe aiutato ad annullare il "fattore
moderno" che comunque un pò arriva sempre con il colore in
digitale. Inoltre avrebbe valorizzato ancor di più la massa di
neve. SC - I dialoghi sono decisamente sopra le righe così come la recitazione, molto teatrale. Come avete curato questo aspetto? SJ - Ci siamo affidati a questo concetto: meglio troppo che poco, non stavamo girando una fiction, ero stanco delle recitazioni sussurrate, sospirate, da pranzetto condominiale, mi piaceva che fossimo tutti un pò sulle righe, parola d'ordine "comunque vada diamoci dentro", ci siamo detti. Il teatro aiuta e per me è un valore aggiunto, c'è poco da fare, si vede se dietro degli attori c'è anche il teatro o se non c'è in un film, al di là di quanta esperienza si abbia. Per obiettività può essere anche un difetto. Noi teatranti ci prendiamo gusto, siamo un pò gigioni di fronte a una telecamera questo è vero. C'era però un altro aspetto: qualcuno tra i personaggi apparteneva a una comunità che nel west era "già sopra le righe" come altre.
SC - Avete girato in Abruzzo su una enorme distesa innevata. Come è stato lavorare in un ambiente così ostico? SJ - Durissimo, folle e meraviglioso. SC - E' vero che vi siete trovati a girare in mezzo a una bufera? SJ - Certo, quello che si vede è tutta mamma natura, altrimenti che Inferno Bianco sarebbe stato? E meno male che abbiamo girato nell’inverno "vero" quello dello scorso anno e non questo che non c’è stato. SC - Ritorniamo alla tua passione per il western, che, come saprai, ha vissuto periodi diametralmente diversi tra loro. Hai più a cuore il western classico di Ford, Hawks o Mann, quello rivoluzionario di Fuller e Peckinpah o il nostro Spaghetti Western? SJ - Sarò banale ma il western lo amo tutto,
chiaramente quelli belli. SC - Come mai il western è andato progressivamente scomparendo secondo te? Credi che possa esserci una rinascita? Hai visto The Proposition,scritto da Nick Cave, a mio parere uno dei pochi capolavori nel genere da molto tempo? SJ - Di Nick Cave ho sentito molto parlare, ancora non
ho visto nulla, considera che per un anno non ho avuto altro nella testa,
mi riprometto di vedere questo film ora che ho un pò di pace. Se
si parla di lui un motivo ci deve pur essere e lo scoprirò presto.
Il western prima è esploso, facendo il giro del mondo, poi è
imploso. Chiaro che ci sono stati anche pessimi western sia americani
che italiani e quando la quantità prende il posto della qualità,
nere nubi si avvicinano all'orizzonte.
SJ - Ho visto Killing box, horror ambientato
durante la guerra civile americana e mi piacque moltissimo, ma ancora
non è uscito in dvd. Poi il primo episodio di Incubi di
Richard Donner: Showdown è una vera chicca almeno per
me. Ho visto La
Casa Maledetta: è buono, un gradino sotto però. Sì
è vero, il western fa capolino anche in altri film, "Hey sono
qui, sono sempre io eh?". Però io sono un pò più
integralista. Il western vero è solo uno, 1800-1890 o al massimo
primo novecento. SC - E adesso che progetti hai? SJ - Vorrei riposarmi perché è stato un
massacro sia fisico che mentale, sono prosciugato. Però mi conosco,
non durerà molto, tornerò a combattere magari anche solo
come attore, mi piacerebbe partecipare a qualche progetto. SC - Chi volesse vedere Inferno Bianco come può trovarlo? SJ - Per ora si può sostenere Inferno Bianco
nel blog ufficiale (cliccate QUI
per visitarlo), acquistandolo, oppure può venire alle proiezioni
che di volta in volta ci saranno in varie zone d’Italia. Se troveremo
una distribuzione, cosa difficile in questo paese, sarà senz'altro
una grande cosa, ma al di là dei gusti, dei pregi e dei limiti
nel frattempo Inferno Bianco farà rumore, molto rumore,
puoi contarci.
Lunedì 14 Maggio 2007
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