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Dopo il successo dello scorso anno tornano i Masters of Horror al Torino Film Festival, per presentare la seconda stagione. Il produttore e pigmalione della serie, Mick Garris, ci parla, in una lunga conferenza stampa, dei cambiamenti nella serie, dei meccanismi produttivi che permettono la libertà artistica dei registi, del nuovo taglio sociale degli argomenti e della sua carriera legata spesso al nome dello scrittore del Maine, Stephen King (si ringraziano per la cs Giulia D'Agnolo Vallan e Manlio Gomarasca).

Il progetto Masters of Horror ha generato una rivoluzione in ambito televisivo. Quando al cinema si cerca di limitare con la censura la violenza, ecco che il mezzo televisivo con i Masters of Horror dà la possibilità di poter mostrare quanto più possibile sia a livello di splatter che di sesso. Come è stato possibile operare questa soluzione?

MG - Noi siamo notevolmente debitori alla serie Tales from the Crypt e abbiamo avuto molta libertà creativa. Tales from the Crypt era basato essenzialmente su una commistione tra horror e ironia, con un taglio fumettistico. Io ho fatto molta esperienza adattando i romanzi di Stephen King realizzando delle miniserie televisive e già all'epoca volevo evolvere queste serie dando un taglio cinematografico. Però anche in quei casi abbiamo incontrato problemi di censura. Invece la Showtime è una rete via cavo e non si occupa della produzione. Non producendo non può montare o modificare quello che facciamo e quindi abbiamo tanta libertà creativa.

Durante la presentazione dei MoH a Torino ha detto che l'episodio di Joe Dante è servito a dare una svolta alla serie. Ricordiamo che Homecoming era un film dal forte impatto politico. Che tipo di cambiamento c'è stato per i registi dopo il successo di Homecoming?


MG - Non credo ci sia stato un cambiamento di direzione. Tutti i registi erano a conoscenza del fatto che avevano la massima libertà creativa e Joe Dante ha voluto fare un film che criticasse il governo americano e delle azioni che lui considerava assolutamente vergognose. Alla proiezione di quell'episodio qui a Torino l'anno scorso Dante ha ricevuto una lunga standing ovation e il giornalista del New York Times che era qui ha fatto una copertina che poi è stata ripresa anche dal Los Angeles Times e Village Voice, quindi i registi hanno capito di avere ancora più libertà di quella che credevano e quindi quando hanno girato la seconda serie hanno deciso di affrontare questioni che andassero oltre lo standard dell'horror. Lo stesso Landis disse:"Abbiamo avuto un'ora durante la quale potevamo fare quello che volevamo: io l'ho usata per fare qualcosa di sciocco, Joe Dante l'ha usata per realizzare qualcosa di importante".

Come sono cambiati i film dalla prima alla seconda stagione?

MG - Landis ha presentato l'anno scorso con suo figlio Max, Deer Woman, che, come ha detto lui stesso, ha elementi molto leggeri e simili a Un Lupo Mannaro Americano a Londra, mentre questa nuova sceneggiatura scritta da Brent Hanley, sceneggiatore di Frailty, è molto più cupa. Inizialmente lo script non era comico ma Landis ci ha messo la sua personalità e ci ha aggiunto i suoi aspetti goliardici. Dante l'anno scorso con Homecoming ha portato una satira nera con elementi divertenti, invece The Screwfly Solution è molto più serio, molto più violento e sessualmente spinto, non ha elementi presi dal mondo del fumetto come è solito fare Dante, ha scene violente come quella in cui la ballerina viene uccisa che non ha nulla di divertente. E vi sono diverse istanze portate avanti come il femminismo e l'ecologia per cui anche lui ha fatto un passo avanti. Joe Dante ha lavorato su sceneggiature originali scelte da lui mentre Landis, che aveva scritto Deer Woman con il figlio Max, ora ha operato su materia altrui. Argento in Jenifer aveva lavorato con sceneggiatori indipendenti scelti da noi che avevano preso il soggetto da un fumetto. Dato che il taglio fumettistico si vedeva molto, non faceva trasparire il lavoro di Argento. Invece Pelts è molto più violento e possiede le caratteristiche dei lavori di Dario come le scene cruente, il sesso, l'uso dei colori forti e i movimenti di macchina particolari in puro stile Argento, grazie a Dio. Carpenter non aveva molta voglia di lavorare inizialmente, dato che ha avuto delle pessime esperienze con gli Studios e ha iniziato a collaborare con noi con moderato entusiasmo, anche se era appassionato da ciò che faceva. Poi, visto che Cigarette Burns ha avuto un successo internazionale, si è presentato da noi con un bel sorriso sulla faccia ed ha accettato di partecipare alla seconda serie. Tra l'altro è divertente il fatto che sul set non si può fumare e John è un fumatore incallito, quindi gli abbiamo dovuto fare una zona tutta per lui con l'aspiratore che tirava via il fumo. Comunque ora abbiamo dei vecchi collaboratori e dei nuovi registi, 26 nuovi episodi tutti diversi tra loro.

Vorrei che Mick ci parlasse del suo episodio e del perchè i Masters of Horror puntano così tanto sull'accentuare l'elemento sessuale tanto da poter essere definiti i Masters of Sex.

MG - Mi piacerebbe molto essere un Master of Sex ma questo bisognerebbe chiederlo a chi mi conosce nell'intimità (ride). Il fatto di poter essere liberi implica una serie di elementi tra cui la violenza ed anche il sesso. Un argomento come questo che in America è decisamente tabù per via del rating dei divieti imposti in tv. In effetti nella prima stagione c'era molto sesso e noi eravamo come dei bambini eccitati per la possibilità di parlare liberamente di sesso, anche se poi ci siamo accorti che girarle è abbastanza noioso e ci trovavamo davanti alla questione di come renderle interessanti al di là della classica dissolvenza e la parte anatomica. La sessualità, così come la religione, è fortemente legata all'inconscio, è una parte radicata nel nostro io e la base di molte nostre paure. Le storie di lupi mannari sono infatti viste come metafore dell'adolescenza al passaggio alla maturità con i peli che crescono, i desideri carnali e la sessualità è una delle nostre paure più radicate e l'horror si occupa di distruggere questi tabù. L'aspetto della sessualità nell'horror è alla base dei MoH. Per esempio nel mio precedente episodio, Chocolate, c'è un uomo che diventa una donna e vive l'esperienza di fare l'amore con un altro uomo, cosa che ha creato un pò di disagio in alcuni telespettatori. Alcuni non hanno apprezzato l'episodio perchè non lo consideravano prettamente horror, stavolta invece ho lavorato con Clive Barker ad una storia d'amore che poi entra a che fare con l'horror prettamente mitologico. La figura del demone Othakeye fa parte di un immaginario che esiste nell'inconscio e nel racconto poi si scopre da dove derivi. Mi sono impegnato a trovare degli ottimi attori che potessero rendere sia la storia d'amore che l'horror. La principale ispirazione per l'horror mi viene quando sono solo in isolamento ed alienazione. Mi rendo conto che sono sentimenti che ho provato durante l'infanzia e cerco di ricrearli quando scrivo, me ne sono reso conto solo di recente. A volte mi sento come solo in mezzo al mare a combattere contro tutti e tutti riescono a realizzare quello che vogliono mentre io non ci riesco.


Nei film di Mick c'è sempre questa fascinazione per il processo della scrittura e infatti lui ha una carriera parallela come scrittore.

MG - La parola scritta mi ha affascinato da quando avevo 12 anni e quindi la cosa che mi è sempre interessata particolarmente è la storia sulla carta stampata. Non ti devi preoccupare di budget, produttori, tempi, l'ego degli attori, non c'è nulla che ti limita fra lo scrittore ed il lettore se non l'editore. C'è un grande amore per la parola scritta che probabilmente è anche la causa del mio amore per il cinema. Preferisco vedere un bel film con una bella storia e bravi attori che un film scenografico in stile MTV come quelli di Michael Bay. Non voglio vantare che i MOH sono l'evento letterario dell'anno, ma c'è una forte componente letteraria visto che traiamo i racconti da grandi scrittori come Matheson, Poe, Lovecraft. Il mese prossimo esce il mio nuovo romanzo e lo sto adattando per il cinema.

Il nome di Mick Garris è stato sempre legato a quello di King per I Sonnambuli, il rifacimento televisivo di Shining, L'Ombra dello Scorpione, Riding The Bullet, ma anche da Barker, oltre a Valerie on the Stairs, il progetto televisivo Quicksilver Highway. Qual'è la differenza tra King e uno scrittore selvaggio come Barker.


MG - King l'ho conosciuto quando ho trasposto su Sleepwalkers, ci sentivamo spesso al telefono per la pre-produzione quando suggerivo i cambiamenti. Ci siamo conosciuti di persona quando doveva girare un cameo con Clive Barker e Tobe Hooper. Ci siamo visti per 4 ore poi lui è scomparso. Poi ci siamo sentiti in post produzione che lui aveva apprezzato prima che venisse distrutto dai tagli dell'MPAA. Poi ci siamo incontrati per l'Ombra dello Scoprione e The Shining. Poi abbiamo un bagaglio molto simile, siamo figli di genitori separati, ci piacciono le stesse cose e abbiamo questa tendenza comune ad isolarci. La cosa incredibile di Stephen è che lui ha questa capacità di trasformare le cose incredibili in plausibili. Clive ha una storia diversa, ha una famiglia felice ma ha un'immaginazione incredibile e a differenza di King ti porta in un mondo assolutamente estraneo, con la sua fantasia sei in un mondo incredibile. Sono contento di essere loro amico e dato che Clive ha apprezzato la nostra precedente collaborazione mi ha voluto concedere di dirigere anche Valerie.

Come ha affrontato la responsabilità di trasporre Shining per la tv con un metro di paragone così popolare? E cosa c'è di personale in Riding the Bullet? E inoltre vorremmo che ci parlasse di Desperation.


MG - L'Ombra dello Scorpione è stata la miniserie di maggior successo della storia della tv, un successo tale che la ABC ci ha dato carta bianca per fare quello che volevamo e Stephen ha voluto fare the Shining perchè odiava il film di Kubrick che era un ottimo film ma un pessimo adattamento del romanzo, che King aveva scritto quando era alcolizzato e quindi parlava di alcolismo, di senso di colpa, della responsabilità di crescere un figlio, del male che poteva fargli e al fatto che stava per scoppiare, cose che non erano nel film. Stephen scrisse la sceneggiatura, la ABC era felicissima di farlo e io di lavorare al film quando me lo chiese Stephen King. Va detto che King non mi ha mai detto come dirigere, non sono un burattino nelle sue mani o un fan cieco per la fama del grande maestro che fa tutto quello che gli viene detto. Io sono responsabile del mio lavoro quindi non c'è nessuno che mi dice dove mettere la macchina da presa. The Shining è stato l'unico progetto con cui ho lavorato con un budget decente.

Riding the Bullet l'ho scritto di mia iniziativa e ho chiesto a Stephen King se gli andava bene che lo adattassi per lo schermo. E' un racconto di 30 pagine che lui ha scritto dopo l'incidente stradale e mi ha colpito perchè poco prima avevo perso mio padre e mio fratello e avevo scritto questa sceneggiatura in cui si spiega che se riesci a tenerti stretto quello che hai quando ce l'hai, lo avresti tenuto per sempre e quindi ho scritto questo film ambientandolo durante la mia infanzia negli anni 60 con la mia famiglia, con pochi soldi ed è stato molto incompreso perchè si aspettavano un horror invece è un film molto meditativo con una parte dedicata ai Beatles che ascoltavo da giovane e parla del processo della maturazione. King me l'ha venduto per un dollaro e lui è stato pagato un milione. Desperation doveva uscire nelle sale e King aveva scritto la sceneggiatura e realizzato nel 99 per 35 milioni. Mentre ci lavoravamo veniva alla ribalta la moda di Scream, con film sui teenager con horror popolare comico e quindi non ci volevano permettere di fare Desperation, che era invece un thriller. Così capimmo che non si poteva realizzare. Allora lo abbiamo proposto alla ABC, che inizialmente non ha accettato e poi ha cambiato idea, ma intanto era stata acquistata dalla Disney per cui non è stato facile lavorarci, abbiamo dovuto lottare per avere il cast che volevamo. King lo considera il miglior film televisivo mai realizzato, solo che hanno dato i rating di maggio e mentre la Fox dava American Idols. A King è piaciuto a me un pò meno, visto che non credo in Dio. D'altronde non credo nemmeno nei licantropi e i vampiri ma ci faccio comunque film.

Nella terza serie dei MoH ci saranno un Wes Craven o George Romero?

MG - Assolutamente sì. L'unico problema è che la programmazione ci impone di girare tra aprile e ottobre, ogni 2 settimane per 6 mesi e non tutti sono disponibili in quei periodi. Hanno da fare con le loro carriere. Comunque molti si sono resi disponibili. Romero, che però sta girando un nuovo film, Rob Zombie, Eli Roth, Clive Barker, Guillermo del Toro. Vorrei convincere Stephen King a girare un episodio.

 

Domenica 26 Novembre 2006

CREDITS

Materiale raccolto da Gianluigi Perrone


SITO UFFICIALE MASTERS OF HORROR

Mastersofhorror.net

 

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