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In occasione del Dossier realizzato su Bad Brains, l'ultimo lavoro di Ivan Zuccon, il regista ha concesso in esclusiva per lo Splattercontainer un'intervista davvero interessante, nella quale avrete modo di scoprire diversi retroscena e curiosità non solo su questo film, ma anche sui suoi prossimi progetti. Buona Lettura.

SC - Una tua introduzione di Bad Brains agli Splatter Maniacs.

IZ - Ho sempre considerato Bad Brains come uno psicodramma e ancor di più una storia d'amore estrema e intrisa di sangue. Gli aspetti orrorifici nel film derivano esclusivamente dalle azioni dei due protagonisti che sono certamente shockanti, ma il film è raccontato con un occhio rivolto al dramma e non all'orrore. È vero però che in questo caso dramma e orrore sono in qualche modo legati e il film di conseguenza diventa estremo e può di fatto considerarsi un film dell'orrore. Il punto di vista in questo film è concentrato sui carnefici e non sulle vittime. Siamo abituati a raccontare e a farci raccontare storie di vittime, di perseguitati da killer, da mostri, da spettri ecc…, ma cosa succede se raccontiamo i drammi, le angosce, le paure, i fantasmi del passato di due serial killer? Questo è l'aspetto più affascinante per me in Bad Brains.

SC - Puoi riassumerci, nelle varie fasi della sua realizzazione (concept, post-produzione, casting etc.), il progetto di Bad Brains?

IZ - Un concept lunghissimo partito tanti anni fa con il corto DeGenerazione (1998). Dopo un paio d'anni scrissi in un paio di giorni uno script di 60 pagine dal titolo Bad Brains, di Morte e di Falene, convinto che quello sarebbe stato il mio prossimo film, ma appunto a pagina 60 mi bloccai e lo script restò nel cassetto fino all'anno scorso. Ricordo che ogni volta che incontravo l'attore Emanuele Cerman gli parlavo di questo film ed entrambi eravamo consapevoli del suo potenziale, ma non si è mai presentata l'occasione giusta per farlo decollare. Il problema principale era che avevo bisogno di uno stimolo per completarlo e questo avvenne grazie all'aiuto del mio sceneggiatore Ivo Gazzarrini, che prese in mano lo script per "gonfiarlo" e portarlo alle fatidiche 100 pagine necessarie per girarci un film di lungometraggio. Con lo script tra le mani, l'attore protagonista (Cerman appunto) pronto e scalpitante per entrare nei panni di un anomalo serial killer, abbiamo ottenuto il via da parte della società di produzione romana Timeline srl e ci siamo tuffati in questa avventura.

Nell'Aprile del 2006 abbiamo effettuato le riprese, la stagione non ci è stata propizia, è stata una primavera molto fredda, ma non credo sia stato questo il motivo delle incomprensioni che sono nate sul set. Solitamente sui miei set c'è sempre una buona atmosfera, si è sempre tutti solidali, ma per Bad Brains non è stato così. Ancora oggi di preciso non so cosa sia successo, ma probabilmente il "male" del film si è come insinuato nelle viscere di troupe e attori, creando tensioni e malcontento. Certamente per alcuni attori le difficoltà nell'affrontare tematiche così forti può aver inciso anche nell'umore e nella serenità che ci deve essere tra un ciak e l'altro, dietro le quinte e nei rapporti con colleghi tecnici e artisti. In tre settimane comunque terminiamo le riprese, dopodiché parte la sfida del montaggio. Ho impiegato due mesi per montare il film, più un mese aggiuntivo per montaggio del sonoro e correzioni di colore. E' stato un lavoro meticoloso ed entusiasmante, come anche l'inserimento di alcuni effetti digitali come gli insetti realizzati da Massimo Storari.


SC - Il libro che raccoglie i racconti di Lovecraft dal ’31 al ’36, entra nel campo dell'obiettivo più volte durante il film. C'è un motivo particolare nell'aver scelto le opere degli ultimi anni di vita del Solitario?

IZ - È molto semplice, in sceneggiatura era previsto che la protagonista (Alice) in una scena leggesse un libro. A quel punto mi è venuto spontaneo fargli leggere un libro di Lovecraft, perché è una delle mie letture preferite e io, immedesimandomi sempre nei miei personaggi, non ho potuto fare a meno di dare all'attrice quella raccolta di racconti. Perché proprio quella e non un'altra? Per la copertina, quel volto deforme riassumeva bene tutto il male e l'angoscia dei personaggi di Bad Brains.

SC - Giuseppe Lippi, nella prefazione al volume citato, scrive:"Non c'è dubbio che la carriera del sognatore di Providence si chiuda all'insegna di un accentuato pessimismo personale, ma su un orizzonte molto più vasto di quello prospettatoci nei primi racconti. Un orizzonte ‘cosmico’ che mentre da un lato contiene aspetti e soluzioni quasi fantascientifiche, dall'altro traduce in una serie di simboli terrificanti la tradizionale, e in lui rinnovata, tensione del romanzo nero verso l'elemento portentoso o ‘trascendente’ […]”. Sei d'accordo con questa analisi?

IZ - Oddio, io non sono un "esperto" di Lovecraft e tantomeno un critico, sono solo un suo accanito lettore. Quello che posso dire è che il suo pessimismo è cresciuto in modo esponenziale verso la fine della sua vita, anche vedendo come la sua opera veniva in qualche modo ignorata dalle riviste di genere dell'epoca. Questo pessimismo si è di conseguenza trasferito nei suoi scritti e inevitabilmente le sue storie hanno risentito di questa influenza.

SC - Ho letto in altre tue dichiarazioni che più che i racconti, ammiri Lovecraft come uomo. Ma in che senso ti ritrovi nella sua concezione del mondo? A modo suo lui si considerava un outsider perché ancora romanticamente legato ad una società e ad una mentalità ormai travolte dall'impetuosa trasformazione degli Stati Uniti nei primi decenni del ‘900. Dopo un secolo esatto e vivendo in Europa ti immedesimi anche tu in un simile sentimento?

IZ - Beh certo, questa sua sensazione va contestualizzata e generalizzata. Certamente questo suo sentirsi un estraneo al mondo in cui vive è un sentimento che condivido. Non si tratta di immedesimazione ma della condivisione di uno stato d'animo che nasce dal medesimo presupposto, quello di non riconoscersi pienamente nel mondo in cui si vive. Ciò spiega la necessità di immaginare (e di conseguenza scrivere e raccontare) mondi diversi e personali in cui perdersi. Lovecraft lo faceva con i suoi racconti, io lo faccio con i miei film.


SC - Il ritrovamento in Italia di un diario forse attribuibile al Nostro (QUI potete leggere il nostro Speciale a riguardo) ha scosso l'interpretazione ufficiale della sua vita e produzione letteraria ed è stato lo spunto per la produzione di un film-documentario, Road to L.. Lo hai visto? Cosa ne pensi?

IZ - Il film l'ho visto ed ho anche conosciuto i due registi. Premetto che non sono un appassionato di "finti" documentari. Da questo punto di vista mi ritengo un purista, o si fa un documentario e allora la verità che si racconta ha un peso oppure si fa fiction e allora puoi dire quello che vuoi. Road to L è un lavoro interessante ma obbliga lo spettatore a stare al gioco, e allora mi chiedo io, non era più giusto fare un film vero e proprio? Non so, ho come l'impressione che la "sindrome di Blair Witch Project" abbia provocato più danni che benefici.

SC - Tornando al tuo film, ho trovato molto interessante e ben fatto l'uso del flash-back spezzato, soprattutto nell'aggressione della coppia Cepraga-D'Errico. È stato difficile in fase di montaggio rendere la sequenza così efficace emozionalmente?

IZ - Ricordo che decidemmo subito dopo averla girata quella scena che doveva venir montata in quel modo. In sceneggiatura era scritta in modo lineare, e mi piaceva molto. Ma dopo aver fatto le riprese, ho cambiato idea. Il giorno dopo in moviola, insieme al produttore e allo sceneggiatore, stavamo guardando i vari ciak e avevamo tutti la sensazione che c'era qualcosa di sbagliato. Dopo averci rimuginato sopra e aver capito che non era la recitazione perché era ottima, non era la regia e tantomeno la fotografia, capimmo che si trattava semplicemente di uno spostamento di punto di vista. Per tutto il film siamo stati gli occhi dei killer e improvvisamente c'era questa scena che raccontava di due (probabili) vittime. Non funzionava, bisognava riportare il tutto dal punto di vista di Davide e Alice e così è stato, grazie ad un particolare lavoro di decostruzione della scena e della struttura temporale attuata esclusivamente al montaggio. In questo modo tra l'altro, una normalissima scena di una coppia che viene aggredita da due serial killer diventa una strana scena quasi allucinante perfettamente in linea con il film.

SC - Da regista e montatore, quali sono gli elementi principali che rendono viva in un luogo la sensazione di malsano? Quali trucchi, anche tecnici, aiutano a comunicarla allo spettatore?

IZ - In questo caso l'aspetto scenografico è determinante, insieme alla fotografia e alla composizione dell'inquadratura. La verità è comunque che per trasmettere una sensazione, quale che sia, nel cinema si devono utilizzare tutte le risorse disponibili, quindi regia, montaggio, fotografia, trucco ecc. Il malsano che aleggia per tutto il film Bad Brains è ottenuto miscelando tutte le risorse che avevo a disposizione. Non c'è un aspetto che prevale sull'altro, non c'è un trucco, c'è solo l'utilizzo delle risorse mirate per uno specifico fine.


SC - Ci racconti qualche retroscena e qualche dettaglio tecnico della scena top-gore, quella dell'occhio strappato da Davide?

IZ - Il make-up artist Francesco Malaspina ha sapientemente realizzato degli occhi finti in colla di pesce. Erano veramente impressionanti, con tanto di nervo ottico tutto sbrindellato. Girare la scena è stato divertente perché l'uscita dal foro occipitale è frutto di una mera illusione ottica, grazie al posizionamento strategico della macchina da presa rispetto alle mani dell'attore Emanuele Cerman.
Visivamente funziona, poi gli effetti sonori "umidicci" hanno fatto il resto. Emanuele Cerman poi doveva mangiare l'occhio, e visto che era di colla di pesce era commestibile, ma il sapore veramente disgustoso.

SC - Da dove hai preso lo spunto per la figura di Cheti, protagonista delle scene forse più drammatiche del film e personificazione dell'oscurità tanto cara alla coppia di assassini?

IZ - Il personaggio di Cheti in qualche modo è una figura che mi perseguita da tempo. Spesso ritorna nei miei lavori, una figura analoga era anche presente ne La Casa Sfuggita e presente anche in uno script che è attualmente in fase di stesura, ma in quest'ultimo lavoro è addirittura portata ad un limite ancora più estremo. Credo sia una rappresentazione della morte, di quello che può essere la morte. Cercare di privare una persona di tutti i sensi, annullarla sia fisicamente che mentalmente, ha una sua logica solo se chi attua questa procedura vuole in qualche modo cercare di capire la morte, se intendiamo la morte come oscurità assoluta e privazione totale di tutti i sensi. Per questo è un personaggio affascinante che, paradossalmente, non ci induce a provare pietà per esso, ma ci trasforma tutti in "ricercatori" così come accade al protagonista di Bad Brains.

SC - Voglio rigirarti una domanda che nel film viene formulata, ma rimane inevasa:"Perché restano (restiamo) tutti attaccati alla vita?".

IZ - Immagino che sia semplicemente il nostro istinto di sopravvivenza. Nel film, Davide, da buon ricercatore, si pone delle domande, ma in questo caso la sua è una domanda retorica. Certo è incredibile come nonostante alcuni esseri umani vertano in condizioni al limite della sopravvivenza, continuino ad attaccarsi alla vita con una intensità sempre più forte.


SC - L'ossessione per i corpi e la carne che trasuda dai fotogrammi di Bad Brains ricorda da vicino una delle tematiche principali dell'opera di Cronenberg. Cosa ti piace di questo regista e che influenza ha il suo stile sul tuo?

IZ - Ammiro moltissimo questo cineasta, alcuni suoi film hanno spalancato la mia mente verso un mondo nuovo e affascinante. Titoli come Il Pasto Nudo, Videodrome, Spider, sono e restano vere perle d'autore, film destinati a fare le storia del cinema. Posso dire di avere per questo regista una sorta di infinita ammirazione e non so onestamente se questo mio sentimento ha o no influito sui miei lavori. Probabilmente si ma non credo in modo cosciente. Per certi versi sento che la mia ossessione per i corpi sia più vicina a quella intesa da Clive Barker che a quella di Cronenberg, ma di preciso io non saprei dirlo, e forse non sta a me affermare questo.

SC - La fine del film (che naturalmente non sveliamo) testimonia come la follia possa scavalcare e sconfiggere anche la morte. Posto che non penso sia il solito epilogo-aggancio, utile solo per un eventuale seguito, vi attribuisci un significato particolare?

IZ - Che il seme della follia possa essere ereditario credo sia fuori dubbio. Ognuno di noi è in parte ciò che sono stati i nostri genitori. Ma la genesi del finale del film merita un approfondimento. In realtà il film nello script originario terminava con Cheti che si chiudeva dentro la sua cella. Ed anche la prima versione del film terminava così, un finale che onestamente trovai parecchio soddisfacente. Non c'era motivo di avere un altro finale dal punto di vista drammaturgico, ma il film purtroppo era corto. Così a Settembre del 2005 siamo tornati sul set per girare questa nuova scena per portare il film alla durata necessaria. Credo però che sia il giusto finale del film, perché con Cheti che si chiude la porta il film restava troppo in sospeso, mentre col finale attuale il film fa capire chiaramente chi è il vero protagonista della vicenda. Protagonista è la follia, non i personaggi, non le loro azioni. La follia e basta, che va oltre la morte ovviamente, perché è come un cancro, è come una letale malattia che si trasmette di generazione in generazione.

SC - Posti i contatti con la Epix Media e Fangoria, come è e sarà gestita in generale la distribuzione di Bad Brains nel mondo? C'è speranza di vederlo in Italia, magari in un ristretto circuito di sale cinematografiche?

IZ - Siamo in contatto con numerosissime case di distribuzione e produzione internazionali. L'obiettivo è quello che il film venga distribuito in molti paesi del mondo, almeno una ventina. Speriamo che tra questi ci sia anche l'Italia. Il discorso delle sale cinematografiche è una cosa a parte. Non credo che qui da noi esistano per ora i presupposti, ma non si può mai dire.


SC - Nella fase di produzione e distribuzione dei tuoi film quali sono le difficoltà che hai incontrato e quali le differenze tra il mercato estero e quello italiano? Stai notando un cambiamento nei tuoi confronti con questo nuovo lavoro o è difficile come lo era per il primo lungometraggio?

IZ - C'è molta differenza tra Italia ed estero. All'estero c'è molto interesse intorno ai miei progetti, in particolar modo in Germania e Stati Uniti, ma non solo. Spesso la stampa estera parla dei miei film già parecchio prima della sua uscita, come è il caso di Fangoria o L'Ecran Fantastique. Le pubblicazioni nostrane di genere iniziano solo adesso a scrivere qualche rigo sui miei film, c'è ancora un pò di freddezza, ma credo che lentamente la situazione migliorerà.
Di sicuro adesso si registra un cambiamento rispetto all'anno 2000, quando uscì il mio primo film, c'è molto più rispetto per il mio lavoro e molta meno diffidenza da parte dei distributori stranieri a trattare i miei titoli. All'inizio ero io che costantemente correvo dietro ai distributori, adesso spesso sono loro che mi contattano perché hanno letto qualche articolo su Fangoria per esempio. Questo non vuol dire che abbiamo vita facile, la strada è ancora tutta in salita, questo mondo del cinema indipendente è come il Far West, vince sempre il più forte, chi resiste di più, chi non molla mai. È come stare dentro una piscina piena di squali. A volte è veramente difficile.

SC - È di poco tempo fà la notizia che le riprese del tuo nuovo film, Color from the Dark, sono state rinviate alla prossima stagione invernale. Puoi darci qualche anticipazione riguardo la pre-produzione, il cast (saranno presenti alcuni degli attori già visti in Bad Brains?), la troupe?

IZ - A volte mi dico che questo film è maledetto. Sembra che il destino non voglia che io lo faccia questo film. Tutto è iniziano nel 2004, quando finito lo script insieme allo sceneggiatore Ivo Gazzarrini, si è fatto avanti un produttore canadese. Nell'estate di quell'anno eravamo pronti per partire, tutto era deciso, periodo di lavorazione, calendario delle riprese, cast, crew...addirittura alcuni lavori di preparazione dei set erano iniziati come la costruzione di un pozzo ecc. Ad una settimana dal primo ciak arriva la doccia gelata, questo produttore canadese si tira vergognosamente indietro e il film si blocca. Da allora il progetto è rimbalzato da una scrivania all'altra fino ad approdare alla Timeline srl. Adesso, a distanza di due anni il film sta ancora cercando il giusto budget. Cerchiamo un partner internazionale per fare appunto un film internazionale con un cast misto. La Timeline ha già scritturato l'attrice americana Tiffany Shepis per il ruolo da protagonista, ma la data del primo ciak non è ancora stata fissata. Ma del resto è così, non siamo noi a decidere quando si fa un film, ma credo piuttosto che sia il film stesso a decidere il momento in cui esso debba venir realizzato. È come se vivessero di vita propria, decidono loro, noi aspettiamo solo che ci facciano capire quando.


SC - Emanuele Cerman è stato finora il protagonista di tutti i tuoi film. Puoi parlarci un pò di lui, partendo magari da come è iniziata la vostra collaborazione?

IZ - È stata l'attrice Roberta Marrelli a farci conoscere. Lei era la protagonista de L'Altrove e mi serviva un giovane attore da affiancare a lei nel film. Lei mi parlò di questo giovane attore di talento e io decisi di incontrarlo. La prima impressione fu che era troppo giovane per il ruolo, ma col suo talento mi dimostrò una versatilità tale da sopperire ad ogni handicap. È un bravissimo attore, pronto a tutto, non si tira mai indietro ed è un vulcano di idee. Mi piace molto lavorare con lui. Adesso siamo diventati amici, quasi fratelli direi...

SC - Il Colore venuto dallo Spazio (a cui è ispirato il tuo nuovo lavoro) è in un certo senso l'opera più atipica del Solitario. Come mai questa scelta di trasporlo in un lungometraggio?

IZ - Perché è un racconto meraviglioso, forse il migliore di Lovecraft. Io e lo sceneggiatore ne abbiamo fatto un adattamento fedele e al contempo anche in linea con quella che è la mia idea di cinema. È allo stato attuale il miglior script che io abbia tra le mani, spero di poter girare questo film prima possibile perché sono così tanti anni che è in ballo che ormai è tutto nella mia testa, ogni inquadratura, ogni movimento di macchina, ogni battuta. Il film è già finito per me, si tratta solo di girarlo.

SC - Grazie della disponibilità da parte di tutto lo Splatter Container, continueremo a seguirti da vicino. Buon lavoro!

IZ - Grazie a voi!!

 

Sabato 27 Maggio 2006

CREDITS

Intervista realizzata da Alessio Cimarelli


SITO UFFICIALE IVAN ZUCCON

IVANZUCCON.COM

SITO UFFICIALE BAD BRAINS

Unfilmable.com/BadBrains
Ringraziamo Ivan Zuccon per la sua disponibilità ed il materiale concesso alla Redazione

 

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