LA MANO - WARNER BROS
By Actarus
NON APRITE QUELLA PORTA: L'INIZIO - (UNRATED VERSION) EAGLE PICTURES
By maxena
LOST STAGIONE 2 - BUENA VISTA HOME ENTERTAINMENT
By maxena
LA NOTTE DEI MORTI DEMENTI - MILLENNIUM STORM
By maxena
INFERNO - 20TH CENTURY FOX
By maxena


INTERVISTA A MICHAEL SEGAL
INTERVISTA A RUDY SALVAGNINI
INTERVISTA A CLAUDIO TACCHI E CARLO DIAMANTINI

 

Antonio Margheriti ha esordito nel mondo del cinema con numerose pellicole fantascientifiche, peplum e avventurosi in generale; che ricordi aveva di quel periodo?

R: Mio padre ha sempre molto amato il genere avventuroso ed i film d’azione, in special modo la fantascienza, di cui era un vero appassionato. Ricordava con una certa nostalgia i vecchi tempi, in cui il mercato gli consentì di realizzare dei film che lo divertivano, anche se fatti in un’epoca in cui la tecnica ed i mezzi a disposizione degli autori del Genere Horror e Fantascienza erano quasi inesistenti. Antonio è stato un vero pioniere nel settore, insieme a pochi altri registi, e fu costretto letteralmente ad inventare ogni piccolo trucco ed effetto speciale necessario per i suoi film. A volte mi raccontava di aver passato notti insonni alla ricerca della soluzione per realizzare dei trucchi che aveva in mente, e una volta trovata la soluzione magari scopriva che quel tipo di effetto esisteva già ed aveva perfino un nome, datogli dal suo creatore anni prima.
Verso la fine degli anni 70’ Antonio ha cercato per oltre un paio di anni di realizzare un nuovo film di fantascienza, contattando diversi produttori ed investendo tempo e denaro nella preparazione di storyboard e bozzetti scenografici, arrivammo persino a costruire dei modelli di astronavi e girare un piccolo promoreel per mostrare ai distributori le potenzialità dei nuovi sistemi di trucchi, ma era un genere ormai “tabù” per il mercato italiano. Per fortuna gli anni 80’ portarono "Indiana Jones" e si aprì un nuovo filone che i produttori italiani si precipitarono a sfruttare.
Per Antonio, ed anche per me, l’importante era di fare un film che divertisse noi per primi, che in quanto spettatori ideali garantiva una certa presa sul pubblico.


La fantascienza è il genere che, negli anni 60, ha maggiormente ispirato Antonio, che ha realizzato numerose pellicole come Space Man, Il Pianeta Degli Uomini Spenti, I Criminali Della Galassia, ecc. Da cosa deriva questa passione?

R: Antonio è sempre stato un grande amante dei fumetti, in quel periodo andavano per la maggiore i fumetti di Flash Gordon e delle sue mirabolanti avventure, inoltre gli anni 50’ & 60’ sono stati il periodo d’oro della narrativa fantascientifica con i romanzi Urania che si potevano comprare in edicola. Inoltre dai mercati anglosassoni e americani era in pieno boom la produzione di film fantascientifici ispirati dalla minaccia nucleare e dai primi esperimenti di viaggi spaziali. La minaccia aliena era di gran voga in quegli anni, e mio padre ne approfittò per aprire un nuovo genere di produzione italiana in un periodo in cui si facevano solo commedie, film musicali o impegnati, e vinse la sua scommessa, imponendosi non solo sul mercato nazionale, ma anche in quello statunitense, dove la nostra fantasia era competitiva con i loro imponenti mezzi finanziari.


A cavallo degli anni 60/70 si cimenta con i due generi che andavano per la maggiore in quel momento (il western ed il giallo). Quale dei due gli ha dato più soddisfazioni?

R: Per quanto Antonio abbia realizzato i suoi capolavori con dei film di genere Horror-Gotico e Thriller, non amava molto i gialli ed i film di paura (pur essendo molto abile nel creare situazioni ed atmosfere angoscianti) ovviamente preferiva i film d’azione ed avventura, ricchi di effetti speciali ed esplosioni, ed il Western più si avvicinava a quel tipo di spettacolo che prediligeva.


Margheriti ha lavorato con molti attori diventati delle icone nel loro genere, come Barbara Steele, Klaus Kinski, Christopher Lee, Lee Van Cleef, ecc. Con quale ha avuto il miglior rapporto di lavoro e con quale il peggiore?

R: Il rapporto più amichevole senz’altro con Lee Van Cleef, che del resto era una persona molto cordiale ed affabile, Antonio lo frequentava anche al di fuori del lavoro, ogni volta che si trovava negli Stati Uniti, gli andava a fare visita nel suo ranch in California. Il peggior rapporto probabilmente con Klaus Kinski con cui era impossibile lavorare, ma il suo “genio” nel modo di recitare lo affascinava, infatti fece con lui diversi film sopportando le sue pazzie e tenendolo a freno con fatica.
Di Barbara Steele, Antonio era proprio innamorato, l’ha sempre ricordata come una delle migliori attrici e donne più belle con cui abbia mai lavorato, probabilmente da giovane, quando fecero insieme “Danza Macabra” ed “I Lunghi capelli della morte”, si prese una bella cotta… Non so se corrisposta, ma fa parte di una serie di domande che ho fatto alla stessa Barbara Steele in un’intervista che le ho inviato per il sito di Antonio, e che forse non avrò mai indietro visto il genere di domande forse troppo personali.
Fra gli attori che non sono menzionati nella tua lista, il miglior rapporto in assoluto lo ha avuto con Alan Collins (al secolo Luciano Pigozzi) presente in decine di suoi film con cui aveva un vero rapporto di amicizia, il suo migliore amico invece era un attore con cui ha invece lavorato poco: Giacomo Furia, eccellente caratterista napoletano noto per i molti film in cui ha recitato a fianco di Totò ed Eduardo de Filippo. Non bisogna dimenticare però il suo protagonista di mille avventure: David Warbeck (L’ultimo cacciatore – I Cacciatori del Cobra d’oro – Tiger Joe – L’arca del dio sole – L’isola del tesoro).

Nei primi anni 70 ha collaborato con un personaggio importante come Andy Wahrol in due film: Il Mostro è in tavola barone Frankenstein e Dracula Cerca Sangue di Vergine e Morì di Sete!, diretti entrambi da Paul Morrissey. Che ruolo ricoprì in queste due pellicole?

R: Antonio venne contattato da Carlo Ponti per effettuare una co-regia tecnica dei due artisti pop oltre a realizzare i complessi trucchi del primo dei due film che era girato in 3D con un sistema innovativo di lenti polarizzate, con cui Antonio aveva gia avuto a che fare e che conosceva bene. Nel primo film girò anche molte sequenze, come tutte quelle dei due bambini nel laboratorio per fare da “collante” con le scene oniriche e deliranti del mostro e del suo creatore.


Margheriti si è cimentato in tutti i generi di tendenza dal 60 in poi, ma senza mai addentrarsi a fondo nell’argomento “splatter”, a differenza di colleghi come Fulci, D’Amato o Mattei. A parte qualche caso, nella maggior parte dei suoi titoli horror, thriller ed action in genere non compare sangue a fiumi o effettacci “gore”. Perché questa scelta?

R: come ho già detto in precedenza, ad Antonio non piacevano le scene estremamente violente, non amava il colore del sangue (tanto che preferiva il bianco e nero al colore per i film Horror) e cercava di colpire lo spettatore con sensazioni forti ed emozionanti, invece di disgustarlo o spaventarlo con il ribrezzo. Raramente abbiamo usato schizzi di sangue, ferite macabre o animali repellenti, come ragni, vermi ed altre schifezze. I nostri film, nelle scene d’azione ti portavano a guardare con attenzione tutti i dettagli per godere della scena, invece di farti chiudere gli occhi o distogliere lo sguardo.
Unico esemplare gore di Antonio è anche uno dei suoi maggiori successi, “Cannibal Apocalypse” (Apocalisse domani) uno dei film più amati da Quentin Tarantino che spesso ha citato nelle sue interviste.


Il suo rapporto col cinema di paura lo ha portato a girare film come Killer Fish, Alien degli Abissi, La Morte Negli Occhi del Gatto, ecc. Quale di questi lo ha soddisfatto di più?

R: Ogni film è un poco come un figlio, una creatura che concepisci dal nulla, ed ognuno ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Non è possibile e non è giusto dire che ce ne sia uno preferito agli altri. Comunque, dei titoli che mi hai fatto Alien degli abissi è quello che indubbiamente lo ha soddisfatto meno, mentre Killer fish gli piaceva ma ha avuto molti problemi durante la realizzazione e non ne aveva un buono ricordo. La Morte negli occhi del gatto lo ricordava con amore per avervi utilizzato il suo gatto. Antonio amava molto gli animali.


Com’è stato il suo rapporto di collaborazione con uno sceneggiatore importante della nostra cinematografia come Dardano Sacchetti?

R: Ottimo, anche se non hanno collaborato in molti film, sono sempre stati in contatto considerandosi più amici che collaboratori.


Due pellicole in particolare hanno colpito la fantasia degli amanti delle forti emozioni: Apocalypse Domani e L’Ultimo Cacciatore. Sono ricchi di scene molto forti: cosa lo ha spinto a concedersi una disgressione splatter e gore?

R: L’unico tra i due definibile Gore è Apocalypse domani, l’altro è un film più orientato verso il dramma avventuroso con lo sfondo della guerra del Vietnam, c’è del sangue ed alcune scene forti come la gabbia con i topi, ma sono scene più pensate per rendere l’idea del crudo realismo della guerra che non per sconvolgere o disgustare gli spettatori.
Discorso diverso invece per Apocalyspe Domani, unico gore di Antonio (ed il primo film in cui ho lavorato per intero). Il mercato estero in quel periodo richiedeva specificatamente quel genere di film ed Antonio veniva da un lungo periodo di non lavoro per essersi concentrato sul film di fantascienza mai realizzato di cui ho parlato prima. Accettò l’offerta di Maurizio Amati per la New Fida Production e diresse il film, ovviamente ci mise passione e amore anche se il genere non lo entusiasmava e riuscì a farne un film di notevole impatto.


Negli anni 80 si concentra per lo più sul genere avventuroso con titoli come I Cacciatori Del Cobra D’Oro, La Leggenda del Rubino Malese e la famosa accoppiata Indio, che gli ha dato una buona notorietà internazionale grazie anche all’apporto di due personaggi come Francesco Quinn e l’ex pugile Marvin Hagler. Come nacque l’idea per questo film?

R: L’idea del film non fu di Antonio come spesso accadeva in passato, ma del produttore (che lo firmò anche come sceneggiatore) Filiberto Bandini. La scelta del regista cadde su Antonio per la sua grande abilità con i modellini e con gli effetti speciali. Forse Indio 2 venne concepito da Antonio e Bandini insieme, per produrre un film che godesse del successo del suo predecessore.


Tra un film e l’altro, collaborò con altri registi in altri film ed in ruoli differenti (aiuto regista, sceneggiatore, tecnico degli effetti, ecc.). Da quali personaggi ha avuto le soddisfazioni migliori?

R: Senza dubbio da Sergio Leone, suo buon amico, per cui realizzò nel film Giù la testa, l’imponente sequenza di effetti speciali dell’esplosione del treno militare carico di soldati messicani. Una sequenza ancora oggi spettacolare. Ma si divertì anche a girare tutte le sequenze nello spazio con le astronavi per il film “L’Umanoide” di Aldo Lado.


Gli anni 90 vedono Margheriti inoperoso nelle sale cinematografiche. Aveva elaborato qualche progetto televisivo, dopodichè non si è saputo nulla dopo 30 anni di onorata carriera. Cosa accadde in quel periodo?

R: Un periodo disgraziato per la nostra cinematografia in genere, non solo per la produzione di Antonio. Il genere Azione – Avventuroso che si bloccò per la chiusura del mercato estero, non più interessato alle nostre produzioni del genere, ed alla crisi del settore derivata dai network televisivi che non volevano più operare pre-acquisizioni dei nostri film. Ma soprattutto la sua inoperosità derivò dal fatto che i pochi produttori e distributori rimasti in attività prediligevano film di bassissimo costo con giovani autori, più facilmente manovrabili, o con registi di nicchia protetti dalla critica o da altri santi in paradiso. Non solo Antonio subì un lungo fermo, ma altri ottimi registi e tecnici del suo calibro si trovarono ad affrontare molti anni di inoperosità.

C’è qualche film che avrebbe rifatto volentieri oppure qualche progetto mai realizzato che avrebbe voluto portare alla luce?

R: Un Danza Macabra in versione fantascienza lo avrebbe divertito molto, ne parlò per un breve periodo negli anni 80’. I Film mai portati alla luce sono decine, I fantascienza ispirato ad “Ombre Rosse” di cui ho parlato prima; “Cayenna” un film tratto da un famoso fumetto; “Il Mercenario” un fantasy tratto dal fumetto di Segrelles; Un film su delle donne Corsaro nei mari dei carabi; fino a due film “Fantasy” scritti da me che gli piacevano moltissimo e che provammo a lungo a mettere in piedi ma senza riuscirvi.


Come nacque lo pseudonimo con cui è più conosciuto all’estero (Anthony Dawson)?

R: Dalla Metro International, coproduttore per l’America di “Spacemen” che Antonio firmò con lo pseudonimo di Anthony Daisies - daisy in inglese significa margherita ma al tempo stesso veniva usato per indicare persone gay, per cui dalla società americana arrivò un telex con la seguente spiegazione e la domanda “Dawson it’s ok?” – Antonio acconsentì e da quel giorno usò sempre lo stesso pseudo, aggiungendovi una M. (da Margheriti) per distinguersi dall’omonimo attore britannico.


Ci spiega in poche parole com’era Antonio Margheriti come uomo e come padre?

R: Mi limiterò a raccontarlo come uomo e come compagno di lavoro, (i miei genitori si erano separati quando io avevo meno di un anno, per cui come padre lo conoscevo poco. Ho cominciato a frequentarlo da grandicello e poi assiduamente per lavoro)
Nella vita privata era una persona modesta e simpatica, dotata di un grande senso dell’umorismo. Sul lavoro era un regista dotato di incredibili capacità tecniche, esperto di montaggio, di scenografia e di effetti speciali. Un grande maestro che mi ha insegnato più cose di quante se ne possano imparare frequentando decine di corsi di specializzazione in tutti i settori correlati al cinema. Aveva un pessimo carattere sul lavoro, ma aveva le idee molto chiare sapeva esattamente cosa voleva e cosa dover fare per ottenerlo. Negli ormai venticinque anni che lavoro nel settore, non mi è mai più capitato di lavorare con registi dotati delle stesse capacità.
Antonio è stato un grande maestro non solo per me, ma per tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e lavorare con lui.

CREDITS
Intervista realizzata da Lorenzo Cerisola
Si ringrazia il regista Edoardo Margheriti per la disponibilità ed il materiale messo a disposizione. Per ulteriori informazioni vi rimandiamo al Sito Ufficiale.

 

Leggi la recensione di TRILOGIA DEL TERRORE IITRILOGIA DEL TERRORE II
Leggi la recensione di I, ZOMBIEI, ZOMBIE
Leggi la recensione di BROKENBROKEN
Leggi la recensione di HATCHETHATCHET
Leggi la recensione di L'ESORCISTA II: L'ERETICOL'ESORCISTA II: L'ERETICO
Leggi la recensione di ...ZZZ... (cortometraggio)...ZZZ... (CORTOMETRAGGIO)
Leggi la recensione di I LOVE SARAH JANE (Cortometraggio)I LOVE SARAH JANE (CORTOMETRAGGIO)
Leggi la recensione di WIND CHILL: GHIACCIO ROSSO SANGUEWIND CHILL: GHIACCIO ROSSO SANGUE
Leggi la recensione di DRIFTWOODDRIFTWOOD
Leggi la recensione di SATAN'S PLAYGROUNDSATAN'S PLAYGROUND

Vuoi essere aggiornato sulle novitą del Container?
Iscriviti Cancellati

LACRIMA
By Nero Late
HUMĭLIS
By EvaG.
GIORNO DI CACCIA
By Vergerus
PAESAGGIO DESERTICO
By Vergerus
LA JANARA (OGGI č SABATO)
By nicola693
AUTOSTRADA
By azatoth
RITRATTO DI MEDUSA
By Vergerus


STREGHE: LA PRIMA STAGIONE COMPLETA

 

Contattaci | Collabora | Area Redazione | Dicono di noi | Fatti Conoscere

Copyright © SPLATTERCONTAINER di Marco Viola Created by ACTARUS Vietata la riproduzione anche parziale

Risoluzione Consigliata 1024*768
Tutti i contenuti originali presenti nel Sito, sia di carattere grafico che testuale, sono copyright di SPLATTERCONTAINER di Marco Viola. Qualsiasi tentativo di riproduzione o utilizzo a qualunque finalitą, salvo consenso dei legittimi proprietari, verrą considerato violazione dei Diritti d'Autore.