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A Cura di Davide
Rossato
Sul Set di Colour
from the Dark il ritmo di lavoro è davvero incessante. Finita
una ripresa esterna subito devono essere già pronte le luci e le
scenografie per una ripresa interna e così via.
Ma la passione per l'horror e per il cinema che unisce tutti i membri
del cast e della crew riesce ad alleviare la fatica e a far respirare
sempre un'atmosfera rilassata e creativa.
Conoscere Debbie
Rochon, la protagonista del film, è stata un'esperienza davvero
interessante e sorprendente: la sua gentilezza, i suoi modi sempre educati
ed il profondo senso della professionalità e della cooperazione
mi hanno davvero colto di sorpresa. Mi sarei aspettato più freddezza
e distacco da una professionista con così tanti crediti alle spalle,
ma sono stato felice di essere smentito.
Ma lascio la parola a Debbie con la quale ho scambiato quattro chiacchere
e discusso dell'esperienza sul set di Colour
from the Dark.
Il primo tema toccato dall'attrice protagonista è
quello delle differenze tra le produzioni USA e questa esperienza italiana:
DR - Mi piace lavorare nelle produzioni USA perchè
mi permettono di fare film con persone di differenti regioni, registi
che hanno un vasto bagaglio di influenze horror e così ho l'opportunità
di confrontarmi con nuovi stili.
Circa il 90% dei film che faccio però sono a scopo commerciale.
Ho lavorato con pochissimi registi che fanno film solo per l'amore e la
passione che li lega al genere. E' una cosa molto rara. La mia esperienza
quì in Italia, lavorando con Ivan Zuccon è al 100% pura
nel suo approccio. Fare film deve essere in realtà un mezzo proprio
dei registi, non degli attori.
Il modo in cui Ivan gestisce il set, insieme al soggetto trattato, i rapporti
umani con la crew ed il cast e la composizione delle immagini sono state
per me fonte di ispirazione e concentrazione continua.
Ho imparato moltissimo quì in Italia e vi sarò sempre molto
grata. E' stato estremamente formativo per me lavorare con persone che
mettono così tanta dedizione e talento nel processo produttivo
del film. Il materiale non è stato compromesso dalla commercialità,
cosa che è molto frequente negli USA.
Quì posso passeggiare per le scenografie respirando e apprezzando
l'amore per fare cinema. I tempi spesi poi per preparare e recitare qualsiasi
scena sono significativi e dimostrano la cura e la ricerca della migliore
resa che spesso non trovo in film che corrono via e lasciano su di un
piano di approssimazione molti processi della produzione.
Spero solo che gli altri attori stiano realizzando quanto questo film
sia importante e con quanta passione stia prendendo vita.
SC - Dopo aver ringraziato Debbie
per queste belle parole la discussione si sposta sul cast internazionale
coinvolto nel film (Italia, Scozia, Inghilterra, USA e Irlanda).
DR - E' sempre accattivante confrontarsi con altre culture e differenti
approcci cinematografici.
Ivan Zuccon ha una così buona reputazione che gli attori arrivano
da tutta Europa e dagli USA per lavorare con lui. Ciò che è
stato più interessante per me è stato vedere le differenze
e le diversità tra noi attori e nel modo di lavorare dei tecnici.
In definitiva ho apprezzato la passione per il lavoro, le persone con
cui ho legato di più sono quelle che amano il processo del film,
le persone più creative e completamente coinvolte nel proprio ruolo.
Grazie a tutto ciò, le barriere del linguaggio sono state abbattute.
E' bellissimo per me accorgermi che una persona riesce a comunicare anche
solo se esiste in essa il desiderio di farlo. In questo modo tutti abbiamo
parlato lo stesso linguaggio e trasmesso l'amore per fare questo film.
La mia esperienza quì mi ha toccato veramente nel profondo e non
la dimenticherò mai.
SC - Quali sono i tuoi registi
italiani preferiti (horror e non) e, se potessi scegliere, con quali dei
grandi "Masters of Cinema" del nostro paese vorresti lavorare
o avresti voluto lavorare?
DR - Devi credermi Davide, ma credo di lavorare già
con uno dei miei registi italiani preferiti, Ivan Zuccon! Comunque ci
sono molti grandi registi italiani e molti di questi hanno influenzato
il cinema di tutto il mondo.
Anche se non appartengono al genere con cui ho sempre lavorato adoro Bertolucci
e Sergio Leone, mentre per quanto riguarda l'horror credo che Mario
Bava sia un grande maestro.
Amo molto anche il primo Argento
e il grande Lucio
Fulci: dei veri "Masters of Cinema"! L'abilità che
hanno tutti in comune è quella di creare atmosfere e situazioni
orrorifiche ma che ai nostri occhi risultano meravigliose grazie al design
e alla composizione di ogni inquadratura. Questa è inoltre una
abilità che Ivan padroneggia con estrema disinvoltura.
SC - Una curiosità Debbie:
puoi raccontarmi la tua esperienza con J. Russo nel film La Notte
dei Morti Viventi? Cosa ne pensi di questa operazione? Puoi chiarirci
qualche dettaglio ancora poco chiaro?
DR - E' una lunga storia ma ti racconterò la versione
più corta! Nel 1968, quando George
Romero, John Russo e tutti gli altri creatori del film originale vendetterò
il film, persero tutti i diritti de La
Notte dei Morti Viventi, poichè allora non ne sapevano molto
di distribuzione. Nel 1998 abbiamo girato nuove scene in bianco e nero
usando la stessa macchina da presa del 1968.
La ragione per cui fu necessario girare questo nuovo materiale era la
possibilità di riottenere i diritti del film originale.
Esiste una legge sul copyright che permette questa operazione: aggiungendo
18 minuti di nuovo girato ad un film già esistente puoi ottenere
dei nuovi diritti su di esso.
Così, senza pensare che avremmo potuto infastidire molti fans,
le scene furono girate e il film acquistò 18 minuti aggiuntivi.
L'intento fu quello di restituire ai creatori originali (essenzialmente
Russo e Romero) una loro proprietà dopo 30 anni di attesa.
E' stata per me una esperinza bellissima, anche perchè eravamo
nelle locations originali e molti degli attori di allora erano presenti
sul set durante le riprese.
Sono molto felice di aver partecipato a questa operazione, un pò
meno se penso alla reazione dei fans, ma era prevedibile.
SC - Grazie Debbie, ora io come
altri abbiamo le idee più chiare. Tornando invece a Colour
from the Dark, vorrei farti un'ultima domanda su un tema che mi sta
molto a cuore. Ti piace "l'opera" di H.P.Lovecraft? Cosa ne
pensi di questo adattamento?
DR - Prima che Ivan mi contattasse per questo film Lovecraft
mi era familiare soprattutto grazie ai lavori di Stuart Gordon.
Una volta entrata a far parte del film ho cercato e ho letto il racconto
originale Il Colore venuto dallo Spazio, che ha ispirato questo
adattamento. Ho amato moltissimo questa storia e ho acquistato molti libri
di Lovecraft. Ora continuo a leggere i racconti di questo grande autore.
Sono felice di aver finalmente conosciuto il lavoro di Lovecraft, anche
perchè ho sempre voluto farlo ma non ne avevo mai avuto il tempo.
Penso che questo film si basi su di una storia molto potente e suggestiva.
I temi chiave sono profondamente lovecraftiani ma ci sono anche molte
nuove caraterizzazioni aggiuntive. La qualità della sceneggiatura
è stata la prima cosa che mi ha fatto interessare al progetto.
La nuova versione prende l'essenza del raconto originale ma aggiunge una
componente oscura e sensuale che caratterizza e colora il film con nuove
sottostorie ed emozioni umane molto drammatiche.
Penso che Lovecraft ne sarebbe davvero fiero!
SC - Siamo giunti alla fine di
questa intervista e ti voglio ringraziare per l'estrema disponibilità
che fin dal primo giorno ti ha contraddistinta. Tra pochi giorni tornerai
negli USA e quì sul set tutti sentiranno la tua mancanza. Grazie
Debbie.
DR - Grazie a te Davide, è stato molto carino
e piacevole rispondere alle tue domande.
Giovedì 2 Agosto 2007
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