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INTERVISTA A KIYOSHI KUROSAWA
INTERVISTA A JESSE BAGET
INTERVISTA A SIMON RUMLEY

 

L'appuntamento è alle 11:00 all'Hotel.
Controllo veloce del materiale: libro (I mondi che cadono di Giacomo Calorio ediz. IL Castoro), pennarelli(?), registratore, macchina fotografica e...fotografa al seguito (Bonaria Staffetta)! Si c'è tutto...
"E se facessimo un pò di scenografia?" le chiedo.
Bonaria mi guarda rassegnata mentre infilo in macchina il cartonato di Pulse...sa già che nella hall del Principe di Piemonte sembreremo l'Armata Brancaleone! Deve essere stato pressapoco lo stesso  pensiero del maestro del JHorror, mentre mi guardava incuriosito preparare il mini set: scelgo un divano a due posti, in un angolo gli piazzo a fianco il cartonato di un suo film, il registratore sul tavolino, sopra il libro e gli sorrido soddisfatta.

Sul viso dubbioso del regista si apre un sorriso cordiale, la sua stretta di mano mi fa capire che la sorpresa è stata gradita.
Devo risolvere l'ultimo problema: il tavolino è troppo basso per manovrare il registratore e allora mi accovaccio per terra sulle ginocchia, anche se non sono proprio una geisha, il sorriso di Kurosawa Kiyoshi mi mette a mio agio...e allora si parte.

SC) Regista poliedrico, Maestro horror, brillante sceneggiatore, critico cinematografico o docente di cinema. Quale definizione sente più sua?

Mi sento un regista in primo luogo, mi capita di scrivere delle sceneggiature anche per film non miei, ma il mio lavoro principale è fare film. Anche se non ho sempre vissuto di questo. All'inizio ci si deve fare le ossa e come tutti ho dei conti da pagare, allora mi sono  dedicato anche all'insegnamento, che per me  oggi resta una occupazione marginale...lo faccio quando non sono impegnato sul set...

SC) Ha sempre dichiarato che la nouvelle vague l'ha convinta a fare i film: qual'è quello che l'ha maggiormente influenzata?

Bisogna fare una precisazione...Quando i film della Nouvelle vague venivano girati e dati nelle sale io ero troppo piccolo e quindi  ho visto, dopo, ma in un tempo molto ristretto, quello che in Francia era stato girato magari in 10 anni. Perciò è stata una vera alluvione di film e per me è proprio difficile sceglierne uno solo perchè, davvero, guardavo film tutto il giorno tutti i giorni! Se proprio devo scieglierne uno direi ONE PLUS ONE (Sympathy for the Devil) di Jean-Luc Godard. Perchè è un film del 1968 a metà tra fiction e documentario sui Rollig Stones. Ma anche il cinema italiano di Rossellini, Bava, Fulci fino a Dario Argento mi hanno insegnato molto...

SC) Si ricorda ancora la sensazione della sua prima volta dietro alla macchina da presa? 

Sì, me lo ricordo benissimo. E' stata la prima volta che ho preso in mano una 8mm, allora non c'era il video quindi l'unico modo di girare un film a basso costo era la 8mm.
II quel periodo avevo in mente solo film americani, volevo fare un film americano...ma dopo averlo  fatto, l'ho montato e l'ho visto e ho capito che era l'esatto contrairo  di un film americano e per me è stato uno shock...non riuscivo a capire perchè fosse diventato una cosa così noiosa!
Non capivo se ero io che non avevo talento oppure se era la 8mm a non essere il mezzo giusto.

Quindi la prima sensazione che io lego alla macchina da presa è una sensazione di shock e  panico! E anche oggi capita  molto spesso, pur non portando allo shock di quel momento, che io veda il girato e il risultato è completamente diverso dall'immagine che avevo in testa prima di girare. Dopo molti anni che faccio questo mestiere ho capito che  forse il cinema è proprio questo....l'opposto di quello che ti aspetti.

SC) Curioso, lei voleva fare un film americano mentre gli americani fanno i remake degli horror giapponesi, un esempio è proprio il suo Pulse. Come se lo spiega?

Questo è strano anche per me, non me lo so spiegare perchè in America ci sono dei grandi registi, come Cronenberg, Romero...e in Giappone molti film in sala sono proprio produzioni americane! Come regista, personalmente ho fatto anche altri generi ma devo dire che con l'horror mi sembra di aver trovato la mia giusta dimensione.

SC) Tra l'altro lei è stato al Sundance Film Festival, dove ha ricevuto il premio per la sceneggiatura di Charisma.

Sì, con Charisma vinsi una borsa di studio per un workshop, era la prima volta tra l'altro che lasciavo il Giappone...immagina che felicità volare in America  per andare a studiare cinema, mi immaginavo  in giro per set...per me era tutto bellissimo, poi ho scoperto che in America funziona come da noi e allora tanto valeva fare esperienza in casa!

SC) Come le è sembrata l'accoglienza qui a Torino?

Mi hanno telefonato invitandomi qui a Torino perchè il Museo del Cinema ha organizzato questa retrospettiva...non ero mai stato  a Torino e mi sono detto:"Perchè no?". Ma non mi aspettavo un'accoglienza così calorosa...e c'erano tanti giovani  alla conferenza stampa che facevano domande interessanti...ne ricordo uno in particolare...che si avvicinava per salutarmi ma poi tornava indietro, sembrava timido e, siccome lo sono anche io, sono andato a stringergli la mano...è stato bello. Mi aspettavo una città diversa, forse un pò triste...in realtà la gente è molto cordiale e sorridente.

SC) Quindi  il prossimo film lo girerà nella nostra città?

Sono stato in giro per il centro e ho trovato dei posti per delle inquadrature interessanti...mi piacciono molto  le vostre strade larghe con questi portici alti e  le insegne al neon...ho provato ad immaginarmi una scena di pioggia...buio, pioggia e vento, con il vento che scuote le insegne e i neon che cadono giù...potrei tornare qui a Torino se mi invitano un'altra volta per fare un film sì...mi sembra proprio che ci sia la giusta atmosfera.

SC) Molti dei suoi film sono prodotti straight-to-video, questo secondo lei facilita la libertà di espressione?

Molti film sono stati prodotti straight-to-video  per necessità più che per una vera e propria scelta a causa di una grossa crisi del mercato cinematografico giapponese negli anni 80/90, quindi molti di noi registi, non solo io, abbiamo lavorato per la televisione con serie tv o film per la tv...quindi non saprei se questo dà più libertà in assoluto. So che io ho sempre fatto quello che mi piaceva e quindi mi sono sempre sentito libero...

SC) A proposito di serie tv...lei è docente di cinema all'università: è vero che ha inventato la serie "storie di fantasmi a scuola" per costringere i suoi allievi a guardare i suoi film?

Noooo...faccio fatica addirittura a ricordare di cosa si tratta! E' stato tanto tempo fa...devo scavare un pò nella memoria...che cosa era? Una serie per la tv che avevo fatto sui fantasmi...ah sì ora ricordo, erano tre puntate, se ricordo bene e ne ho curato anche la sceneggiatura. Bhe io non so come sono le scuole da voi in Italia ma in Giappone la scuola è il posto ideale per parlare di fantasmi!...con quei corridoi lunghi...no, in realtà erano storie girate per parlare di tematiche giovanili, l'amicizia, la solitudine, in senso di appartenenza ad un gruppo, ma non li ho fatti per punire i miei studenti, no assolutamente. Non so come la pensano gli studenti..dovremmo chiedere a loro.

SC) Ha fatto anche serie tv  divertenti come Watanabe l'extraterrestre, anche se poverino prendeva un sacco di botte!

Incredibile quello che stai rivangando, sei tremenda...più o meno siamo nello stesso periodo della serie dei fantasmi. Qui il tema fondamentale era l'ecologia, c'era un gran parlare di buco dell'ozono, inquinamento e viaggi nello spazio per cercare nuovi mondi da conquistare (non è cambiato niente mi sembra). Così li abbiamo inseriti in un contesto sociale, dove la socialità era una famiglia della Terra che accoglieva in casa l'extraterrestre, con annessi problemi di comunicazione che creavano enormi malintesi...era un progetto che in effetti mi aveva divertito molto.

SC) Personaggi outsider mai perfettamente ambientati e in sintonia con la società, una scelta fatta per evidenziare l'imperfezione dell'essere umano o per protestare contro false certezze?

Mi piace parlare del presente, i miei personaggi rispecchiano la società moderna. Una città come Tokyo per esempio, dove vivono millioni di persone, è una moltitudine di solitudini che si sfiorano e camminano parallele. Per incontrarsi devono scontrarsi.

Nelle metropoli come anche in città più piccole e anche se la tecnologia ha permesso di comunicare con tutto il mondo in tempi velocissimi, in realtà siamo soli...posso parlare con qualcuno dall'altra parte del pianeta ma spesso non riesco a parlare al mio vicino, quindi siamo tutti un pò outsider...mi interessa nei film mettere in evidenza questi fattori creando dei personaggi  contraddittori, a cui a volte succedono cose inspiegabili...come nella realtà.

SC) Ogni regista considera i propri film come "i suoi bambini", ma ce n'è sempre uno a cui è più affezionato. Qual'è quello a cui è più legato lei?

Io in reltà non considero i film come i miei bambini perchè io una volta che faccio un film...non lo voglio più vedere, anzi, se possibile cerco anche di dimenticarmelo, quindi non penso si possa parlare proprio di bambini, se proprio volessimo parlare di una cosa del genere sarebbero tutti  dei figli venuti molto male...tra questi il film  più importante per me è sicuramente un film sulla vendetta che ho fatto prima di Cure, una serie di due film veramente, si chiama Fukushu the Revenge Kienai Kizuato, fatto in video.

Il secondo episodio (Fukushu: Unmei no homonsha, Vendetta. Una cicatrice indelebile n.d.r) è per me molto importante perchè é stato l'occasione che mi ha  fatto pensare di passare dai film per il mercato home video ai film per il cinema.
L'aspetto interessante delle storie di vendetta per me è che la vendetta è sempre molto ambigua, perchè nel finale anche se la vendetta viene perpetrata, non tornerà mai tutto come prima. Se tu ti vendichi di qualcosa, quel qualcosa poi non torna più  ad essere come prima, quindi per quanto dopo esserti vendicato tu ti possa sentire soddisfatto, comunque non puoi sentirti soddisfatto in generale dell'intera vicenda ed è proprio questo l'aspetto interessante delle storie di vendetta.

SC) Visto che ormai siamo passati al tu...mi fai fare il fantasma in un tuo film?

E' proprio una bella idea! Io oltretutto i fantasmi li considero degli esseri umani, che adesso sono morti, ma sono sempre essere umani quindi chiunque potrebbe fare un fantasma...adesso penserò un attimo ai costumi da metterti e poi ti dirò...


CHICCA FINALE
Una curiosità in più da raccontarvi ce l'ho però: anche i registi dell'horror si spaventano!!!
Mentre lo intervistavo, alla domanda sui fantasmi, il cartonato di Pulse si è richiuso su sè stesso con un gran fracasso...lui ha fatto un balzo sul divano e poi è scoppiato a ridere...forse i fantasmi volevano dire la loro!!!).

Strada facendo mi  ero chiesta se  sarei riuscita ad entrare in sintonia con lui, perchè per quanto ti prepari le domande in realtà non sai mai cosa aspettarti...sarà un tipo spiritoso? Magari invece gli piacciono quelle domande da criptico dei giornali di cinema specializzato, quelle molto tecniche e formali.
Alla fine  ho deciso di essere semplicemente  me stessa: una spettatrice che ama i film che  parla con un regista che ama il suo lavoro e ho trovato una persona disponibile, spiritosa e al tempo stesso molto professionale.

Un particolare ringraziamento va ad Alice Massa, la bravissima traduttrice che mi ha assistita durante l'intervista ma che ha anche curato delle traduzioni sul libro di Giacomo Calorio, Mondi che cadono: Il Cinema di Kurosawa Kiyoshi (e che con il suo lavoro ha  ispirato qualche mia domanda), a Stefano Boni, curatore della retrospettiva al Museo del Cinema, che mi ha dato la possibilità di realizzarla e al mitico Actarus che mi concede lo spazio per pubblicarla.

Grazie a tutti
Manola La Rocca

 

Sabato 5 Luglio 2008

CREDITS

Intervista a cura di Manola La Rocca

Servizio Fotografico a cura di Bonaria Staffetta

 

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