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Lo stile, le opere
Da questo estratto di una celebre intervista si evince tutta la filosofia fisheriana, profondamente idealistica e purista, in un continuo esulare da ogni possibile contaminazione consumistica del suo cinema così letterario. Un cinema di sguardi quello di Fisher, imbastito in una fitta trama psicologica, spesso quasi cerebrale, ma soggetto a furiosi sbalzi di ritmo, quasi a voler scuotere fortemente lo spettatore da un ipotetico “torpore” contemplativo. Ma anche un cinema profondamente realistico, dove il make-up (tutto completamente artigianale) è una sorta di attore aggiuntivo nelle storie, soprattutto quelle tratte da romanzi. Il regista inglese può essere definito, senza troppo imbarazzo, il vero inventore del cinema horror gotico, andando ad attingere a piene mani in tutto l’arsenale targato Universal. Insieme al suo grande contemporaneo, l’americano Roger Corman, ha regalato splendidi affreschi ottocenteschi di storie di orrore puro, profondamente intrise di risvolti filosofici, psicologici e sociali. La prima peculiarità che balza subito all’occhio dello stile fisheriano è l’uso così personale della fotografia: a tratti statica, profondamente cupa negli interni, con colori di grana grossa. Fisher era maniacale nella ricerca di ulteriori caratterizzazioni dei personaggi tramite lo “strumento” luce; riteneva che un solo faro colorato in più o in meno sul set potesse modificare drasticamente le sorti di una sequenza, ed il suo effetto sul pubblico. Anche Il ritmo narrativo del regista segue molto questa filosofia: partendo da una prolungata staticità (solo apparente) scaglia sferzate di furia selvaggia in bruschi cambi di inquadratura e frenetiche azioni degli attori. Il suo Dracula del 1958 ne è un esempio lampante: grande capolavoro, inchioda lo spettatore con risvolti di azione drammatica talmente rapidi da lasciare sgomenti. Un grande interprete di queste potenti sferzate di climax era Peter Cushing: attore sopraffino, anch’egli profondamente inglese in tutto il suo essere riflessivo e razionale, è stato forse ancor più di Christopher Lee il vero e proprio paladino (del bene e del male, stavolta) delle trame fisheriane. Si potrebbe quasi azzardare una proporzione matematica: Cushing sta a Fisher come Price sta a Corman. Anche Cushing, deve molto ai primi piani del regista inglese che hanno reso così celebre il suo volto flemmatico, pulito, da vero “gentleman”; un volto dietro il quale si nasconde spesso una cinica fede scientifica (vedi tutta la serie Frankenstein) che non si pone scrupoli etico-morali pur di perseguire i suoi scopi.
L'attore
Peter Cushing in alcune sue interpretazioni
Da
sinistra: "La Mummia", "Lo Sguardo che uccide" e la
locandina italiana di Dracula
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