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Lo stile, le opere
Solo negli ultimi venti anni si è cominciato a rivalutare lo straordinario apporto dato da questo grande maestro del cinema fantastico di tutti i tempi. Suoi sono almeno tre sommi capolavori del genere che hanno influenzato decine e decine di registi, aperto filoni praticamente mai conclusi e fatto guadagnare milioni di dollari ai produttori. Tuttavia sarebbe un errore considerare Whale un assoluto purista: il regista inglese era in realtà un artista duttile e versatile, capace di creare bel cinema anche da storie del reale e del quotidiano. L’horror però, non solo lo ha reso celebre, ma gli ha permesso quella massima libertà espressiva che lui tanto agognava. Una libertà espressa a pieno in Frankenstein (1931), il capolavoro indissolubile dell’orrore gotico che è rimasto nel cuore di tutti i veri amanti del cinema. Straordinario l’apporto dato da Whale in questo film praticamente perfetto: il famoso romanzo di Mary Shelley “Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo” del 1818 viene qui messo in scena con incredibile dovizia di particolari, amplificando e sottolineando tutti i contenuti scientifici e sociologici che avevano giustamente reso grande il romanzo. Whale si sbizzarrisce in virtuosismi con la cinepresa: nulla è lasciato al caso, ogni singola inquadratura è attentamente studiata per rendere appieno il senso di profonda drammaticità della storia. Il suo background come pittore e disegnatore emerge a pieno in lividi e tenebrosi chiaroscuri, la sua concezione ritmica nel montaggio non da tregua allo spettatore. Il barone Frankenstein è il prototipo dello scienziato pazzo totalmente assorbito dalle sue ricerche, che invano (ma non del tutto) tenta di valicare l’invalicabile, di controllare la natura lì dove è la natura che controlla l‘uomo. Gara di bravura tra tre attori che riescono a creare tre archetipi: Colin Clive è insuperabile nel ruolo del giovane e brillante scienziato; bravissimo Dwight Frye (Renfield, nel Dracula browninghiano) nella parte dell’assistente Fritz, gobbo e disgustoso; l’interpretazione di Boris Karloff lascia qui un indissolubile marchio come “creatura” di Frankenstein. E’ indimenticabile il suo make-up per l’essere composto da parti di cadavere: testa squadrata, cicatrice sulla fronte a sottolineare l’innesto del cervello, colorito cadaverico, elettrodi impiantati nel collo, cerone. Karloff rimaneva al trucco dalle quattro alle sei ore al giorno; l’adesivo usato per attaccargli le placche al collo gli lascerà cicatrici che porterà per tutta la vita. E’ nato uno dei più grandi e famosi mostri della storia dell’horror.

Il Mostro di Frankenstein, nella terza foto con il regista James Whale

Da molti considerato addirittura migliore del suo predecessore, La moglie di Frankenstein (The Bride of Frankenstein, 1935) è obbiettivamente uno dei più grandi film fantastici di tutti i tempi. Sembra quasi che stavolta Whale sia riuscito a maturare ancor di più le incredibili qualità che aveva creato nel primo capitolo. Henry Frankenstein, soggiogato dal malefico Dott. Praetorius, decide di creare una nuova creatura (stavolta di sesso femminile), da dare come sposa alla prima. La fotografia è da premio Oscar, ed i contenuti non sono da meno. Il mostro viene qui visto nel suo anelito di “umanizzazione”: scopre i piaceri del cibo, fuma, impara quasi a parlare ed a farsi accettare dagli altri, vive il profondo dramma di incomunicabilità e di rifiuto con la sua nuova sposa. Anche quest’ultima lascia un indelebile segno nella storia del cinema: la sequenza in cui Elsa Lanchester (nella parte della sposa del mostro) urla terrorizzata alla vista del suo ipotetico partner, è da antologia. Un film completo sia sul piano visivo che dei contenuti. Da non trascurare in entrambi i film (ed in quasi tutta l’opera whaliana) la velata ed elegante vena di humor nero, tipicamente inglese. Un altro interessantissimo film è "La vecchia casa buia" (The Old Dark House, 1932) che vede come protagonisti due grandi attori inglesi: Boris Karloff e Charles Loughton. Spesso sottovalutato, è in realtà l’ennesima icona del gotico anni 30’, con i suoi giganteschi e tenebrosi ambienti, i suggestivi tocchi impressionistici e la straordinaria tensione che Whale riesce a creare nello spettatore in un continuo gioco di elementi suggeriti ma non svelati. Terrore sopraffino quello dell’oscura famiglia Femm, protagonista di questa storia di follia e morte.

Elsa Lanchester in "The Bride of Frankenstein"

L'uomo invisibile (The Invisible Man, 1933), tratto dallo stupendo romanzo di Wells, fu girato con i migliori effetti speciali del cinema dell'epoca. In effetti il livello di realismo raggiunto per l’invisibilità fa davvero gridare al miracolo, soprattutto se si pensa al periodo in cui sono stati realizzati. Bravissimo Claude Rains nella parte dello scienziato sopraffatto dalla sua scoperta, tanto da perdere totalmente il controllo di se stesso e votarsi definitivamente al crimine. Il film rappresenta una delle prime grandi riflessioni sul tema del delirio di onnipotenza, che ha dato poi tanta linfa a tutto il cinema successivo. Geniale Whale nella sua concezione di uomo invisibile con la testa tutta fasciata da bende, gli occhiali neri da saldatore; memorabile e struggente la sequenza finale. Un altro grande mito del cinema fantastico è nato.

Immagini tratte da "L'Uomo Invisibile"

James Whale è l’unico regista in grado di contendere il posto di grande “padre” del cinema fantastico a Tod Browning. Se questi due giganti della macchina da presa sono stilisticamente molto diversi, lo stesso non si può dire della immensa caratura artistica che li contraddistingue. Forse non è un caso che Frankenstein e Dracula siano usciti in contemporanea, scrivendo definitivamente la storia dell’horror. Non è possibile fare un confronto, è solo possibile apprezzarne i capolavori che entrambi ci hanno regalato. Probabilmente Whale se ne è andato senza essersi mai reso conto di aver costruito delle insostituibili fondamenta del fantastico, di aver creato degli archetipi immortali con il suo animo sensibile e la sua sofisticata ed ombrosa personalità. Chissà, forse attorno alla piscina dove fu trovato il suo corpo senza vita, James non era proprio solo: La creatura di Frankenstein, con la sua goffa andatura, la sua sposa dalla ciocca di capelli bianchi, l’uomo invisibile avvolto nelle sue bende…alcuni dei più famosi “mostri” del cinema del terrore piangono la morte del loro padre.

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