GEORGE A. ROMERO (1940 – )
Biografia
George Andrew Romero nasce nel quartiere del Bronx, New York,
il 4 febbraio del 1940 da padre cubano emigrato e da madre di
origine lituane. L’incredibile attitudine cinematografica
viene alla luce molto presto nell’infanzia di George:
è totalmente rapito dalle immagini e dalle storie di
carattere fantastico, tanto da "divorare" (termine
appropriato nel suo caso!) fanzine di fumetti come Tales
From The Crypt e grandi classici della letteratura fantastica.
Frequenta ossessivamente una gran quantità di sale cinematografiche,
ma la vera folgorazione avviene a dodici anni, guardando in
televisione un programma chiamato I racconti di Hoffmann
dei due registi Powell e Pressburger. George ne rimane ipnotizzato,
rapito, e decide di dover dire la sua con la macchina da presa.
Lo zio gli regala una 8 mm e a soli tredici anni, realizza già
il suo primo cortometraggio, The man from the Meteor
(1953), un’ esperimento più vicino alla fantascienza
pura. Una scena finale prevedeva la caduta di un manichino in
fiamme da una palazzina, ed il giovanissimo George viene arrestato
subito dopo aver realizzato la sequenza per aver messo in subbuglio
l’intero quartiere. Ma la scintilla è oramai scoccata:
l’anno successivo, il giovane Romero viene premiato con
il primo posto nel piccolo concorso Future Scientists of America
con un nuovo corto di fantascienza, Earth bottom. La
sua attitudine artistica è fin troppo evidente e, d’accordo
con la famiglia, viene iscritto alla Suffield Academy, nel Connecticut.
Da qui, con i familiari, si sposta a Pittsburgh (Pennsylvania),
dove si laureerà alla rinomata Carnegie Mellon University
in pittura e scultura. Riesce intanto a lavorare nel crew del
set di It Happened To Jane/Twinkle and Shine, una classica
commedia brillante di Hollywood.
Alcune
immagini del regista
Pittsburgh,
ridente e solare, sembra essere per lui una seconda città
natale, diventando la palestra di tutti i suoi orrori ed incubi
e rimanendo tutt’ora un’ importante base d’appoggio.
Nella città della Pennsylvania comincia a farsi notare
nel giro degli studios, lavorando inizialmente in teatro come
regista e comparsa. In seguito dirige numerosi shorts televisivi
e cortometraggi industriali; con i soldi guadagnati fonda coraggiosamente
una società di produzione e distribuzione, la Latent
Image. E’ qui, con amici di vecchia data (John A. Russo
in particolare ), che riesce a produrre con soli 150.000 Dollari
(ma si dice fossero addirittura 114.000) uno dei più
importanti e significativi film horror di tutti i tempi, Night
of the Living Dead (La Notte dei Morti Viventi,
1968). In sordina, silenziosamente, Romero compie un’impresa
che ha pochi eguali nella storia del cinema: realizza un capolavoro
innovativo con attori quasi esclusivamente non professionisti,
girando nei week-end con un budget ridicolo. La notte dei
morti viventi sarà il primo capitolo di quella che
diventerà una delle più famose e fondamentali
trilogie del cinema fantastico, ma soprattutto cambierà
definitivamente e per sempre il volto e la concezione dell’orrore
nel cinema. E’ divertente la considerazione sul fatto
che il regista, allora ventottenne, lavorava principalmente
in laboratori di pellicole e sviluppo: grazie a questa circostanza,
con a disposizione i materiali, gli studi e le attrezzature
tentò di girare quello che era nella sua mente già
da tempo: il risultato fu Night of the Living Dead.
Alcune
immagini tratte da La Notte dei Morti Viventi
Ma
il ciclone Romero e solo agli inizi: dopo
There's Always Vanilla (1971) un
film di transizione, inedito in Italia (come
purtroppo molti altri suoi lavori), sarà
il turno dell’ interessante The
Crazies (La città verrà
distrutta all’alba, 1973), un allucinante
soggetto incentrato su un virus che trasforma
un’intera città in psicopatici
assassini. Seguono Hungry Wives/Season
of the witch (La stagione della strega,
1973) onirico e suggestivo, ed un gioiello
di originalità: Martin (Wampyr,
1977). Passato per molto tempo inosservato,
Martin è una poetica razionalizzazione
del vampirismo in chiave scientifico/sociale,
dove il vampiro non ha assolutamente nulla
di occulto, ma è solo sofferenza e
disadattamento nella personale visione romeriana.
Alcune
immagini tratte da Martin (Wampyr)
A
questo punto, non pago di aver già scritto una pagina
fondamentale dell’horror ed aver sfornato tre ottimi film
di genere, Romero fa il bis con i capolavori e gira Dawn
of the Dead (Zombie, 1978), altro fondamentale
caposaldo dell’horror di serie A prodotto non a caso da
un certo Dario Argento. Famosissima la trama, che vede un manipolo
di sopravvissuti all’epidemia zombesca rifugiarsi in un
gigantesco supermercato nella speranza di salvarsi dall’orda
putrescente. Fortemente intriso di polemica sociale, violente
accuse al governo statunitense ed all’essere umano in
generale, è un film che va interpretato tramite una serie
di chiavi di lettura multilivello che non fanno altro che avvalorare
la potenza filmica del regista americano. Knightriders
(1981), inedito in Italia, è uno dei lavori meno conosciuti
del newyorkese: il film descrive una società futurista
con bande di teppisti adepti ad un nuovo ordine cavalleresco
che scorazzano per gli States in moto.
Alcune
immagini tratte da Zombie (Dawn of the Dead)
Il
1982 sarà l’anno di Creepshow
(id.), un gustosissimo horror ad episodi intriso di humor nero,
omaggio ai mitici fumetti della EC Comics che il regista leggeva
da bambino. Si tratta della prima collaborazione con Stephen
King, che si occupa principalmente delle sceneggiature facendo
uno splendido lavoro di re-scripting delle sue intuizioni. Lo
scrittore del Maine è anche il protagonista dell’episodio
The Death of Jordy Verril, regalando un cameo davvero
suggestivo e carico di autoironia. In seguito Romero sarà
anche autore della sceneggiatura del secondo capitolo, Creepshow
2 (id., 1987), diretto dal suo ex assistente alla regia
Michael Gornick. Nei tre anni successivi il regista si dedicherà
perlopiù alla produzione, firmando ottimi lavori per
la televisione soprattutto per la serie ad episodi Tales
From The Darkside (I racconti dell’oltretomba,
1983/84’).
Alcune
immagini tratte da Creepshow
L’anno seguente vedrà il suo ritorno dietro la
m.d.p. con lo straordinario Day of the Dead (Il
giorno degli zombie, 1985), ovvero l’ennesimo capolavoro
horror che va a completare la cosiddetta (per ora) "Trilogy
of the dead". Questo terzo episodio possiede una carica
nichilista forse ancora maggiore dei precedenti, con un mondo
visto alla rovescia dove i pochi vivi si sono rifugiati nel
sottosuolo, mentre gli zombie popolano indisturbati la superficie
terrestre. Con Day of the Dead la saga romeriana si
completa in maniera brillante, con un lavoro di grande livello
metaforico ed elevato tasso splatter. Inspiegabilmente deludente
come incassi ai botteghini, il film sarà purtroppo l’inizio
dei problemi economici e produttivi che affliggono tuttora il
regista. Ma è fin troppo evidente a neofiti ed esperti
che, con quest’opera, Romero ha segnato il suo destino
nel migliore dei modi: è universalmente riconosciuto
come un maestro del cinema americano.
Alcune
immagini tratte da Il Giorno degli Zombie
(Day of the Dead)
Del
1988 è Monkey Shines (Monkey Shines: esperimento
nel terrore), un ottimo thriller teso e coinvolgente sulla
mutazione genetica, con protagonista un giovane costretto sulla
sedia a rotelle e assistito da una piccola scimmia. A questo
punto della sua folgorante carriera Romero sembra non dover
dimostrare più nulla a nessuno in merito al suo talento
registico, ma purtroppo deve fare i conti con problemi di budget
che hanno assillato quasi tutti i momenti della sua produzione.
Le ciniche Major americane non si fanno scrupolo di girare le
spalle a registi di così grande talento se non hanno
un ritorno economico più che soddisfacente dai film che
producono. Il caso romeriano va visto soprattutto nell’ottica
di un regista notoriamente scomodo, che non ama assoggettarsi
a quello che vuole la massa o il produttore di turno, e dà
il meglio di sè parlando con un linguaggio secco, crudo
e tagliente dei problemi della società e della condizione
umana. Tutto ciò ad una grossa fetta di perbenismo americano
non va proprio a genio, e Romero è costretto a rinunciare
spesso al grande schermo, habitat naturale per mettere in luce
il suo talento di cineasta. Il primo episodio di Two evil
eyes (Due occhi diabolici, 1990) tratto da due
racconti di E. A. Poe, sarà forse l’ultima autentica
regia destinata direttamente alle sale cinematografiche. Il
film, che vede Romero regista e sceneggiatore dell’episodio
The Facts in the Case of Mr. Valdemar, è di
buon livello anche se molti preferiranno il secondo episodio
diretto da Dario Argento. Tra l’altro ci furono parecchie
voci sul fatto che i due si trovarono spesso in disaccordo tra
loro sul piano stilistico e sullo script, rendendo alla fine
questo Due occhi diabolici un buon film, ma di certo
non annoverabile tra le cose migliori né dell’uno
né dell’altro regista.
Alcune
immagini tratte da Due Occhi Diabolici
Dopo
aver riscritto la sceneggiatura dell'avvincente remake di Night
of the Living Dead (1990) diretto dall’amico e grande
artista del make-up Tom Savini, Romero firma anche lo script
del secondo episodio di Tales
from the Darkside: The Movie (I delitti del gatto nero,
1990), intitolato Cat from Hell. Tratto anch’esso
da un racconto di King, l’episodio non è però
da considerarsi il migliore dei tre che compongono il film.
Attingendo ancora dall’inesauribile fonte dello scrittore
del Maine, tre anni dopo uscirà The Dark Half
(La metà oscura, 1993), tratto dal romanzo omonimo.
Il film è destinato direttamente alla tv via cavo, ed
il taglio televisivo va purtroppo ad intaccare il risultato
finale comunque buono, anche se non all’altezza dei precedenti
lavori. Nei successivi sette anni gira quasi esclusivamente
pubblicità; viene contattato dalla Capcom per dirigere
il film Resident Evil
(basato sull’omonimo videogioco), ma dopo aver lavorato
a lungo sulla sceneggiatura, quest'ultima verrà clamorosamente
bocciata in quanto troppo lontana dalle tematiche espresse nel
videogame (leggete il Dossier
sulla pellicola per avere maggiori dettagli a riguardo).
Sarà poi la volta di Bruiser
(id., 2000): grande l’aspettativa nei confronti del film,
soprattutto per il geniale soggetto che racconta di un uomo
umiliato e sottomesso da tutti, tanto da svegliarsi una mattina
privo di volto (e quindi di identità). Romero dimostra
una sensibilità ed un talento visionario assolutamente
superlativi nel concept del film, ma purtroppo la realizzazione
si rivela decisamente deludente; il film non supera la mediocrità
peggiorando ancora la sensazione di "taglio televisivo"
percepita già a tratti in La metà oscura.
Una curiosità musicale intorno al film. Il mitico gruppo
dei Misfits ha realizzato proprio per la pellicola due pezzi
inediti intitolati "Bruiser" (a.k.a. "If looks
could kill") e "Fiend without a Face". La band
compare anche in un piccolo cameo mentre si esibisce in un locale.
In cambio di questa collaborazione Romero ha girato il video
del loro singolo "Scream", all'interno del quale tutti
i Misfits diventano dei famelici morti viventi.
Alcune
immagini tratte da Bruiser
Romero
non attraversa un periodo brillante della sua gloriosa carriera,
iniziata nell’oramai lontano 68’: è evidente
che una serie di concause possono aver malamente inficiato l’apporto
creativo del regista. Sul budget si è già detto,
ma è probabile che i problemi non nascano solo da un
discorso prettamente economico, ma siano coinvolte anche forti
incomprensioni con le major americane. Anche nelle opere meno
riuscite, il newyorkese riesce sempre ad inserire almeno una
zampata vincente che ricorda a tutti noi quanto immenso sia
il suo potenziale se ben convogliato. Ma il momento del suo
grande ritorno sembra essere davvero vicino: da anni residente
nell’amata Pittsburgh, Romero sta attualmente terminando
le fasi di riprese e pre-produzione di un quarto capitolo della
saga dei morti viventi, che si intitolerà Land of the
Dead. La data di esordio nelle sale dovrebbe essere nell’ottobre
del 2005. Mai evento sarà più atteso dai fan del
grande cinema horror.